Che cos’è un impianto biomasse

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Posted on : 23-05-2013 | By : BioEnergyItaly_blog | In : Ambiente

L’impianto a biomasse è un impianto per la produzione di energia elettrica che utilizza biomasse come combustibile.

Un impianto a biomasse  alimenta facilmente apparati di piccole dimensioni con potenze inferiori a 0,5Wt. L’utilizzo di un impianto biomasse di solito è finalizzato alla produzione di acqua calda sia per uso sanitario che per riscaldamento.

In Italia i vantaggi derivanti dall’impiego di un impianto a biomasse sono ancora poco noti e le potenzialità degli impianti a biomasse costituiscono un settore da espandere, incentivare e che racchiude interessanti possibilità di investimento.

Vantaggi di impianto a biomasse

Il materiale che può essere utilizzato come combustibile di un impianto a biomasse è rappresentato da composti di origine animale:

  • farine
  • grassi
  • escrementi di avicoltura

composti di origine vegetale:

  • legna a ciocchi
  • lolla di riso
  • sansa esausta
  • scarti dell’agricoltura
  • cippato di legno
  • scarti di frantoio
  • foglie secche triturate
  • sottoprodotti di segheria

Impianto a biomasse vantaggi per l'ambiente

Vantaggi nell’utilizzo dell’impianto biomasse

Con l’installazione di un impianto biomasse è possibile sfruttare al meglio l’energia poiché le biomasse sono una fonte di energia rinnovabile e quindi non soggetta ad esaurimento (contrariamente ai combustibili fossili)

La costruzione e l’utilizzazione di un impianto biomasse permette risparmi economici poiché le biomasse sono più economiche dei combustibili fossili e molte volte il loro utilizzo risolve anche un problema (si considerino i termovalorizzatori che producono energia elettrica ed acqua calda per teleriscaldamento bruciando il CDR cioè il combustibile da rifiuto che è annoverato tra le biomasse).

Le biomasse di origine vegetale utilizzate in questi impianti immettono nell’ambiente esterno una quantità di CO2 pari a quella che piante ed alberi da cui provengono hanno assorbito per fotosintesi durante la crescita.

L’impianto a biomasse permette la produzione di energia da fonte rinnovabile. In sintesi questo significa:

  • Minori emissioni di gas-serra.
  • Riciclaggio economico dei rifiuti, con ricaduta positiva sull’impatto ambientale
  • Ottimi profitti economici

Funzionamento impianto a biomasse

Il cuore dell’impianto a biomasse è costituito dalla caldaia a fiamma inversa cioè una caldaia incui la camera di combustione è sistemata sotto il piano su cui viene accatastato il combustibile.

Come funziona un impianto a biomasse

Il funzionamento dell’impianto a biomasse è caratterizzato dalla presenza di ventole che forzano l’aria comburente e la dividono in due flussi. Questi due flussi di aria sono fondamentali per il processo di trasformazione che nell’ impianto a biomassetrasforma le biomasse in energia e calore.

Il procedimento di trasformazione in un impianto a biomasse si svolge secondo le seguenti fasi:

  1. un flusso di aria comburente viene diretto sulla griglia su cui è accatastato il combustibile e dà inizio alla combustione;
  2. i gas prodotti dalla combustione scendono tramite la griglia in una seconda camera dove vengono a contatto con un secondo flusso di comburente e completano la combustione
  3. L’impianto a biomasse è completato da un accumulatore di calore, un boiler per l’acqua e una centralina di controllo.

Nell’impianto a biomasse la combustione avviene man mano che la massa combustibile si avvicina alla griglia e quindi in maniera lenta, progressiva e controllabile. Le caratteristiche dell’impianto a biomasse fanno in modo che la potenza erogata dalla caldaia sia stabile e che il rendimento sia elevato, nell’ordine del 90%.


Energie rinnovabili per salvare l’ambiente

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Posted on : 21-05-2013 | By : BioEnergyItaly_blog | In : Ambiente

Ambiente ed energie rinnovabili

Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti di energia che si rigenerano o non sono “esauribili” nella scala dei tempi “umani” e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future. Sono alternative alle tradizionali fonti fossili, e in buona percentuale pulite, poiché non rilasciano nell’atmosfera sostanze nocive o clima-alteranti, come per esempio l’anidride carbonica. Della “famiglia” fanno parte  l’energia idroelettrica, quella solare, eolica, marina e geotermica.

Le energie rinnovabili o risorse rinnovabili, sia di materia sia di energia, sono risorse naturali che, per caratteristiche naturali o per effetto della coltivazione dell’uomo, si rinnovano nel tempo e risultano quindi disponibili per la sopravvivenza umana pressoché indefinitamente cioè non esauribili.

Una risorsa rinnovabile si dice anche “sostenibile”, se il tasso di riproduzione della medesima è uguale o superiore a quello di utilizzo. Tale concetto implica la necessità di un uso razionale delle energie rinnovabili ed è particolarmente importante per quelle risorse – quali, ad esempio, le forestali – per le quali la disponibilità non è indefinita, rispetto ai tempi d’evoluzione della civiltà umana sulla Terra, quali invece, ad esempio, le fonti solari o eoliche.

Le risorse rinnovabili presentano numerosi vantaggi, di cui i maggiori sono senza dubbio l’assenza di emissioni inquinanti durante il loro utilizzo (per questo sono dette “fonti pulite”) e la loro inesauribilità. L’utilizzo di queste fonti non ne pregiudica la disponibilità nel futuro e sono preziosissime risorse per creare energia riducendo al minimo l’ impatto ambientale. In questo modo si tutela la natura nel rispetto delle prossime generazioni e, oltretutto, si limitano i costi di produzione e distribuzione di energia.

Energie rinnovabili quali sono

I vari tipi di energie rinnovabili:

ENERGIA SOLARE: è la fonte primaria di energie rinnovabili sulla Terra, e rende possibile la vita. Viene normalmente utilizzata dagli organismi che eseguono la fotosintesi, detti anche “vegetali” . Dal sole derivano più o meno direttamente quasi tutte le altre fonti energetiche disponibili all’uomo quali i combustibili fossili, l’energia eolica, l’energia del moto ondoso, l’energia idroelettrica, l’energia da biomassa con le sole eccezioni dell’energia nucleare, dell’energia geotermica e dell’energia delle maree.

L’energia solare può essere utilizzata per generare elettricità (fotovoltaico) o per generare calore (solare termico).

ENERGIA GEOTERMICA: viene generata  per mezzo di fonti geologiche di calore e può essere considerata una forma di energia alternativa e rinnovabile, se valutata in tempi breviSi basa sullo sfruttamento del calore naturale della Terra (Gradiente geotermico) dovuto all’energia termica rilasciata in processi di decadimento nucleare naturale di elementi radioattivi quali l’uranio, il torio e il potassio, contenuti naturalmente all’interno della terra. Studi specifici hanno dimostrato che con il solo geotermico si potrebbe soddisfare il fabbisogno energico planetario per i prossimi 4000 anni.

ENERGIA EOLICAl’energia eolica è il prodotto della conversione dell’energia cinetica del vento in altre forme di energia, elettrica o meccanica. Abbondante, rinnovabile, ampiamente distribuita, pulita, non produce gas a effetto serra. E nonostante sia intermittente, in quanto dipende dalla presenza di un’adeguata quantità di vento, la sua diffusione in termini di kilowattora prodotti al mondo sta comunque crescendo continuamente nel tempo.

Tanti pro dell’energie rinnovabili eoliche, ma ci sono anche delle controindicazioni, come l’impatto estetico deturpante e l’estrema pericolosità di queste costruzioni per gli stormi di uccelli.

Mettendo insieme tutto questo potenziale possiamo renderci conto di come davvero, oggigiorno, l’uomo può far fronte ai propri fabbisogni utilizzando in maniera maggiormente attiva e rispettosa le risorse che la natura e i suoi elementi mettono a disposizione.


Dalla cogenerazione una soluzione per il risparmio energetico

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Posted on : 21-05-2013 | By : BioEnergyItaly_blog | In : Ambiente

La cogenerazione è un sistema efficiente per produrre in maniera combinata elettricità e calore da un unico impianto.

La cogenerazione viene spesso identificata dalla sigla inglese CHP, acronimo di “combined heating and power”.

Il valore aggiunto di un sistema di cogenerazione consiste nella possibilità di produrre elettricità e allo stesso tempo di recuperare quel calore che di solito rimane inutilizzato e viene disperso in atmosfera.

La combustione nella cogenerazione consente tre vantaggi:

  • maggiore rendimento della combustione attraverso l’uso di tecnologie più efficienti;
  • minore spreco nella distribuzione dell’energia elettrica;
  • produzione congiunta di riscaldamento ed elettricità.

Generalmente solo il 40% dell’energia che si libera dalla combustione nei motori viene trasformata in elettricità. La restante parte per ben il 60% si traduce in calore, ma tale energia termica viene dispersa nell’ambiente senza produrre alcun beneficio.

Rispetto alle centrali elettriche, la cogenerazione si realizza mediante piccoli impianti. In breve si tratta di mini-impianti in grado di generare calore ed elettricità per grandi strutture (es. ospedali, alberghi ecc.) o piccoli centri urbani. La combustione nelle piccole centrali a cogenerazione raggiunge risparmi fino al 40% nell’utilizzo delle fonti primarie di energia.

Lo scopo del processo di cogenerazione è quello di recuperare l’energia termica indotta dalla combustione per produrre elettricità e calore. In questo modo la potenzialità dell’impianto viene sfruttata fino ad oltre il 90%.

A parità di combustibile consumato il totale dell’energia fornita in un processo di cogenerazione è più che raddoppiata rispetto a quanto accade con un tradizionale impianto di generazione elettrica, con evidenti vantaggi sia a livello economico che sotto il profilo ecologico, dato che si riducono le emissioni di CO2 e di inquinanti.

Sfruttando un impianto di cogenerazione per esigenze di autoconsumo si minimizzano le dispersioni di energia elettrica che inevitabilmente si verificano durante il trasporto della stessa lungo la rete di distribuzione nazionale. Questo aspetto è collegato ai concetti di microgenerazione e localizzazione. Con il termine microgenerazione si indicano impianti di cogenerazione sotto i 50 kW destinati alle necessità – relativamente limitate – di un’unica struttura (piccole e medie imprese, case di cura, ospedali, comunità…). Con il termine localizzazione si indica la prossimità dell’impianto alla struttura di riferimento proprio allo scopo di ridurre le dispersioni di energia dovute al trasporto.

Nel caso della cogenerazione il punto di produzione dell’energia è situato nei pressi della zona di consumo, una caratteristica che permette anche il riutilizzo del calore per il teleriscaldamento delle abitazioni. In questo modo la cogenerazione fornisce contemporaneamente riscaldamento ed energia elettrica.

La cogenerazione ha aperto la strada alla trigenerazione ovvero al processo che produce elettricità ed energia termica sia sotto forma di calore che di acqua refrigerata utile per il condizionamento o per i processi industriali che necessitano di basse temperature. In questo modo è possibile ad esempio gestire la temperatura degli ambienti di un luogo pubblico a seconda delle stagioni e delle condizioni climatiche esterne, raffreddando quando fa caldo e riscaldando quando fa freddo.

La configurazione più comune di un cogeneratore prevede l’integrazione tra un motore collegato a un generatore elettrico e un sistema di recupero del calore.

Esistono diverse tipologie di impianti di cogenerazione in base alla scala di produzione. La cogenerazione macro è solitamente utilizzata nelle industrie e per il teleriscaldamento di interi quartieri urbani o comuni. La cogenerazione micro è utilizzata per soddisfare la domanda su scale minori.

La combustione nella cogenerazione brucia derivati delle fonti primarie fossili come una qualsiasi centrale elettrica. Le sostanze inquinanti prodotte da un impianto a cogenerazione possono essere ridotte mediante l’uso di biocombustibili (es. biodiesel).


Dal biogas energia pulita per l’ambiente

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Posted on : 21-05-2013 | By : BioEnergyItaly_blog | In : Ambiente

Il biogas è una miscela di vari  tipi di gas (per la maggior parte il 50% – 80% è metano) prodotti dalla fermentazione batterica in anaerobiosi (mancanza di ossigeno) di residui organici che provengono da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria.

L’intero processo di produzione di biogas si basa sulla decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri che producono anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano (metanizzazione dei composti organici).

Il biogas si distingue dal cosiddetto “compostaggio” che avviene in ambiente aerobico.

Biogas da residui organici

Da cosa si produce bio-gas

Le materie prime utili alla produzione di biogas sono numerose e molto diversificate tra loro: scarti dell’industria agricola, resti animali o vegetali, liquami zootecnici ed escrementi animali, ma anche rifiuti organici urbani.

Sono state sviluppate tecnologie ed impianti specifici che tramite l’utilizzo di batteri in appositi “fermentatori” chiusi (da non confondere con gassificatori) sono in grado di estrarre biogas in grandi quantità. Si parla di:

  • biogas dai rifiuti organici urbani (preferibilmente da raccolte differenziate)
  • biogas dal letame degli allevamenti intensivi
  • biogas da fanghi di depurazione
  • biogas dai residui dell’agro-industria

Le discariche di rifiuti urbani sono delle grandi fonti di produzione di biogas: normalmente raccolgono circa il 30-40% di rifiuti organici. Nelle discariche si sviluppa spontaneamente biogas che può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica: molti vantaggi possono derivare dallo sfruttamento a fini energetici del processo di fermentazione dei rifiuti urbani. Il biogas che si sprigiona nelle discariche deve essere captato per evitarne la diffusione nell’ambiente: a titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 metri cubi che cresce di 60.000 m³ l’anno, si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas l’anno (oltre 600 m³ ogni ora).

Come si utilizza il bio-gas

Il biogas è formato prevalentemente da metano, pertanto con un necessario processo di depurazione e separazione di altri componenti (per esempio, anidride carbonica e zolfo), può essere usato come biometano per autotrazione (auto e veicoli a metano). Quest’ultima applicazione ha trovato buon successo in Paesi dell’Europa centrale e settentrionale quali Svizzera, Germania, Svezia ecc., e in via sperimentale anche in Italia: costituisce una delle più concrete promesse nel campo della mobilità eco-sostenibile.

Il bio-gas prodotto dal trattamento di matrici solide (definito a secco) può essere utilizzato per la combustione in caldaie da riscaldamento o per produrre energia elettrica e/o calore.

Biogas

Vantaggi del biogas

Dal punto di vista della salvaguardia dell’ambiente la produzione di biogas presenta alcuni vantaggi. Uno dei vantaggi ecologici legati al biogas consiste nel fatto che durante il processo di fermentazione non si produce “nuova” anidride carbonica, ma si accelera semplicemente il ritorno nell’atmosfera di CO2 che può essere poi riassorbita dalle piante (contrariamente a quanto accade per quella generata dalla combustione dei carburanti fossili).

Un ulteriore risvolto ecologico nell’utilizzo del biogas sta nel fatto che la combustione impedisce la diffusione nell’atmosfera del metano emesso naturalmente dalla decomposizione di carcasse e vegetali: il metano è uno dei gas-serra più pericolosi ed è quindi auspicabile la sua degradazione in CO2 e acqua per combustione. L’emissione di 1 kg di CH4, in un orizzonte temporale di 100 anni, equivale ad emettere 25 kg di CO2(IPCC 2007).

Sono i paesi freddi del Nord Europa a fare un uso più rilevante delle tecnologie per la produzione di biogas, mentre in Italia gli impianti attivi sono in numero ancora molto ridotto e concentrati prevalentemente al Nord. Il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ha tentato di incentivare l’utilizzo del biogas come fonte alternativa, unitamente alla biomassa, stanziando fondi anche per 20milioni di euro destinati alla costruzione di impianti produttivi.

Centrale biogas

Impianti di produzione biogas

Esistono varie tipologie di impianti di produzione di biogas indirizzati a trattare matrici organiche differenti, liquide o solide.

Gli impianti di biogas a secco sono  idonei al trattamento di matrici prevalentemente solide e non hanno bisogno di liquami per il loro funzionamento: l’acqua necessaria al processo è legata all’umidità del materiale utilizzato per alimentare l’impianto.

Le componenti principali di un impianto a biogas sono il sistema di miscelazione matrici all’interno del fermentatore/ digestore, il caricatore di matrici solide e il sistema di filtrazione del biogas prodotto.

Nel dettaglio un impianto di produzione per biogas è composto da:

  • Serbatoio in cui viene depositata la biomassa e periodicamente aggiunta quella fresca (per aumentare la percentuale di umidità della sostanza organica di partenza si aggiunge solitamente un minimo d’acqua);
  • Dispositivo di regolazione della portata, che consente al refluo di entrare per gravità nell’impianto;
  • Miscelatore, necessario per garantire una certa omogeneità del liquame ed evitare il formarsi di eventuali sedimenti;
  • Digestore anaerobico, ermeticamente chiuso e coibentato, in cui il liquame precipita nella parte inferiore, mentre il biogas gorgoglia verso la parte superiore del digestore;
  • Recipiente esterno dove viene convogliato il liquame digerito;
  • Serbatoio finale di stoccaggio.

Per lo stoccaggio la temperatura del bio-gas deve essere mantenuta costantemente al di sopra dei 15 gradi.


Il tappo di plastica: piccolo nel formato, grande nel sociale

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Posted on : 20-05-2013 | By : Gruppo Icat | In : Ambiente, Comunicati stampa

Dalle nostre case al mondo. Quanta strada può fare un tappo di plastica? Sicuramente tanta. Lo conferma la storia di Enzo Pizzeghello, sua moglie Rita e dell’esperienza di solidarietà di Bruno, Pierpaolo, Francesco, Bruno, Giuseppe, Mario, Roberto e tantissimi altri che hanno dato vita al Corpo di Assistenza e Soccorso di San Giovanni OSJ Malta ONLUS. Dal 2003 questa associazione ha contribuito a numerose iniziative di aiuto per le scuole, le parrocchie, gli ospedali ed le associazioni nel territorio del Veneto. Con l’adesione al progetto di raccolta e riciclo tappi di plastica Amico dell’Ambiente, l’ONLUS ha promosso iniziative di solidarietà nel territorio nazionale fino a giungere molto oltre i confini dell’Italia. Ad oggi sono oltre 2.700 i quintali di tappi raccolti grazie alla dedizione di Pizzeghello e dei volontari, che con il loro impegno hanno potuto dare sostegno concreto a chi è in difficoltà.

Un piccolo gesto che porta a grandi risultati

Contributi alle parrocchie e aiuto diretto a malati, disabili e bisognosi sono solo alcune delle iniziative promosse a livello locale. L’OSJ Cavalieri di Malta ONLUS, infatti, organizza pranzi e cene di solidarietà, che sono anche occasione di aggregazione e confronto, o semplicemente un modo per essere meno soli, come nel caso dei pranzi per “Ospiti Speciali” della terza età e per vari CEOD della zona di Dolo. Inoltre, con il ricavato dalla raccolta tappi, ha potuto devolvere somme importanti per l’acquisto di apparecchiature per la Croce Rossa e la Croce Verde di Padova, per la Protezione Civile Sezione A.N.A. di Padova, per l’addestramento di cuccioli di Labrador con la Scuola Triveneta Puppy Walker Onlus per non vedenti, e la fornitura di arredamenti per case di prima accoglienza e di carrozzine per disabili.

La solidarietà diventa globale

I rami della solidarietà possono crescere fino ai luoghi più lontani, avvicinandoli e abbattendo le distanze, per portare aiuto e sostegno a chi ne ha bisogno. Con il ricavato della raccolta tappi il Corpo di Assistenza e Soccorso di San Giovanni OSJ Malta ONLUS ha contribuito, negli ultimi anni, all’acquisto di materiali ospedalieri per strutture sanitarie in Croazia e Romania. Gli aiuti e il grande cuore dei volontari sono arrivati fino in Africa: in Kenia e Zambia per la costruzione di pozzi d’acqua e in Tanzania per pagare la retta scolastica di un bambino in difficoltà.

I tappi possono fare quindi molta strada, dalle nostre mani a quelle di chi è in difficoltà. Come? Con un semplice gesto. Quale? Raccogliere e depositare i tappi presso le sedi delle associazioni aderenti, scegliendo quelli buoni per il riciclo. Un’azione che richiede solo pochi secondi della nostra quotidianità e che ci permette di fare più di ciò che immaginiamo. L’iniziativa Amico dell’Ambiente trova così un’altra ragione di esistere e di proseguire la sua attività di sensibilizzazione: lavorare per l’ambiente e per i bisognosi, dai più vicini ai più lontani.

www.amicodellambiente.it


Gli italiani amano il solare… ma lo conoscono bene?

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Posted on : 14-05-2013 | By : mariastella | In : Ambiente

Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Lo rivela il nono rapporto “Gli italiani e il solare”, pubblicato recentemente dalla Fondazione Univerde ed IPR marketing per l’inaugurazione del Solarexpo 2013. Gli italiani amano il solare dunque, ma lo conoscono bene?

Come di consueto per l’inaugurazione del Solarexpo la Fondazione Univerde ed IPR marketing hanno pubblicato i risultati del sondaggio “Gli italiani e il solare” , volto a fare il quadro su come viene percepita la questione energetica nel nostro Paese. I risultati sono molto favorevoli alla soluzione solare, giudicata semplice, pulita, sempre più economica, vantaggi che hanno fatto guadagnare al solare la simpatia di oltre il 90% degli Italiani. Una stima quella per la tecnologia solare che può essere tranquillamente condivisa, quello che può essere meno condiviso è il metodo piuttosto semplicistico con cui la ‘soluzione solare’ viene proposta, attraverso domande che forse non lasciano trasparire pienamente il rovescio della medaglia.

I principali risultati del rapporto si possono così riassumere:

  • Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Seguono eolico (54%), Idroelettrico (35%), Geotermia (25%), Nucleare (17%), Biomasse (16%), Gas (14%), Carbone (2%), Petrolio (1%);
  • il 79% degli italiani è propenso ad utilizzare direttamente l’energia solare;
  • il 92% degli italiani sarebbe favorevole ad installare pannelli FV nel proprio condominio utilizzando un incentivo pubblico. (sarebbe stato forse interessante porre una domanda simile per valutare la propensione all’installazione senza incentivo pubblico);
  • il 48% degli italiani sarebbe per l’abolizione degli incentivi se questi venissero sostituiti con semplificazioni burocratiche e la libertà di autoprodurre e vendere energia in rete, il 38% è contrario alla loro abolizione;
  • il 90% degli italiani considera doveroso per la salute e per il clima chiudere le centrali a carbone e ad olio combustibile entro il 2020;
  • Il 77% degli italiani non conosce le smart grid ma il 54% degli interpellati le giudica un’ottima iniziativa quando queste vengono definite le reti intelligenti decise dall‘Unione Europea con cui ogni cittadino potrà non solo ricevere e comprare energia ma diventare produttore, da solo e in comunità, e anche vendere energia ad altri attraverso la rete.
  • l’ 88% degli italiani risulta favorevole all’applicazione di una carbon tax, il 40% pensa però che ciò sarà difficile da realizzare.

Questi risultati danno un’idea su quello che è il ‘polso’ degli italiani sulla questione energetica, dati certamente interessanti e su cui riflettere.

Forse però per il sondaggio che precederà il Solarexpo 2014 si potrebbero proporre delle domande un po’ più pragmatiche, pur senza pretendere che i cittadini italiani diventino esperti delle criticità che può comportare per il sistema e per il mercato elettrico un’ampia diffusione del solare. Ad esempio si potrebbe lasciar intravvedere cosa potrebbe comportare dal punto di vista burocratico e fiscale poter vendere ad altri l’energia elettrica attraverso le smart grid (bisognerebbe quanto meno saper comprendere in cosa consiste un contratto di fornitura e si dovrebbe produrre una bolletta, per quanto semplificata). Si potrebbe inoltre suggerire cosa comporterebbe dal punto di vista dei costi dell’energia elettrica l’eliminazione delle centrali a carbone e la loro sostituzione con impianti a fonti rinnovabili. Oppure, per consentire una valutazione più informata, si dovrebbe far sapere agli intervistati che l’applicazione di una carbon tax sui prodotti energetici proporzionale alle emissioni di CO2 risulterebbe in percentuale molto più gravosa per chi ha un reddito basso e può intervenire in maniera marginale sui propri consumi (ad esempio con una ristrutturazione edilizia o acquistando un’auto meno inquinante) mentre risulterebbe in percentuale meno gravosa per chi ha redditi elevati.

In ultimo una piccola considerazione sul comunicato stampa relativo alla presentazione del rapporto che riporta nel cappello: Dal 90% degli italiani NO al carbone e SI al solare, anche con nuovi incentivi. Pecoraro Scanio: “Nel 2020 chiudere le centrali a carbone e a olio combustibile. Nel 2050, 100% di energia da rinnovabili. Subito nuovi incentivi normativi ed economici”. Un’interpretazione a dir poco assai colorita dei risultati del sondaggio e che sembra voler fornire alla stampa una chiave di lettura preconfezionata dei dati, anch’essa eccessivamente semplificata.

Leggi l’articolo sul blog di Assoelettrica

Fonte: Assoelettrica


Visitate il profilo Twitter di Flyenergia, con tante news e informazioni

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Posted on : 09-05-2013 | By : mybookmarkservice | In : Ambiente, Comunicati stampa, Economia, Internet, Servizi

Flyenergia Spa, il fornitore di energia elettrica e gas degli italiani, presenta il suo profilo Twitter.

Flyenergia Spa

FLYENERGIA – UN MONDO DI ENERGIA

Nata nel 2002 ma forte dell’esperienza di più lunga data del gruppo di cui è parte, Energetic Source, Flyenergia è un’azienda giovane e moderna, non priva però di professionalità, qualità ed esperienza.
E’ attenta alle esigenze del mercato e ad offrire sempre ai suoi clienti canali di comunicazione chiari, semplici e che permettano loro di essere sempre aggiornati.
Uno di questi canali è Twitter, uno strumento moderno e divertente, grazie al quale Flyenergia può condividere informazioni e novità e può farsi conoscere dal pubblico e da potenziali nuovi clienti.
Diventando followers della società è possibile ricevere gli aggiornamenti in tempo reale ed essere sempre i primi a conoscere le offerte e le promozioni in corso.

FLYENERGIA – NUMEROSE INIZIATIVE

Sono numerose le iniziative lanciate nel corso del tempo da Flyenergia; l’ultima in ordine temporale vuole rappresentare un segnale di vicinanza agli italiani in questo difficile momento dal punto di vista economico, e vuole offrire sicurezza.
Questa iniziativa prevede infatti il rimborso delle bollette, per 8 mensilità, nel caso in cui un cliente che ha sottoscritto un contratto con opzione “dual fuel” perda il proprio posto di lavoro. Resa possibile grazie ad una collaborazione con Das, del gruppo Generali, offre inoltre una copertura assicurativa.

Venite a conoscere Flyenergia Spa su Twitter, diventate follower e scoprite tutte le novità.


La benzina sale e il lubrificante fa risparmiare: Fiorese ne dà al prova!

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Posted on : 09-05-2013 | By : Gruppo Icat | In : Ambiente, Comunicati stampa, Scienza e Tecnologia, Trasporti

Cinque aziende di trasporti venete hanno partecipato a un monitoraggio annuale condotto da Fiorese. I risultati parlano chiaro: la qualità del lubrificante si fa sentire, soprattutto sui costi.

La qualità si paga, recita il ritornello. Non c’è dubbio. Ma qualche volta la qualità paga, anzi ripaga. Almeno in casa Fiorese, distributore autorizzato per il Triveneto di lubrificanti Mobil Delvac. L’azienda, infatti, ha monitorato alcune ditte di autotrasporti della provincia di Padova e di Vicenza nel corso di un anno. Il risultato non ha lasciato dubbi: scegliere il giusto lubrificante conta. E conta a livello di costi, di produttività, di durata del motore. Sono benefici che si ottengono grazie a una conoscenza approfondita delle caratteristiche chimiche dei composti unita a un’esperienza concreta in materia di motori. Qualità che Fiorese offre ai propri clienti da oltre 40 anni.

Diminuire i costi della manutenzione ordinaria

B&B Trasporti, Sieve Leonida, SVAT, Adige Trento e TRI.LEM. Sono queste le cinque aziende che sono state messe sotto osservazione dallo staff di Fiorese. La loro tipologia è simile: tutte hanno una flotta che va dai 18 ai 50 mezzi e per ognuno un kilometraggio medio annuo che parte dai 110 mila km fino a picchi di 180 mila km. Un impiego intensivo, quindi, che mette a dura prova il motore e tutta la meccanica. La manutenzione ordinaria prevede un intervallo di cambio carica di quasi 60 mila km: ogni anno ciò significa due o tre immobilizzi per la sostituzione dell’olio e dei relativi filtri. A conti fatti, uno stop alla produttività che incide in modo significativo sui costi. A partire da questi dati, Fiorese ha individuato una strategia efficace per scegliere il lubrificante più adatto. Gli obiettivi sono chiari: risparmiare sulle spese di manutenzione e incrementare la disponibilità e l’affidabilità dei mezzi. La soluzione proposta da Fiorese ha puntato quindi su precisi punti: migliorare la protezione del motore, prolungare l’intervallo di cambio olio e razionalizzare la lubrificazione del cambio e del differenziale. Per farlo l’azienda ha scelto i lubrificanti Mobil Delvac 1 – per quanto riguarda il motore – e il Mobillube 1 SHC per cambio e differenziale. Sono olii sintetici studiati per i motori diesel ad alte prestazioni. Queste basi, infatti, permettono un’eccellente fluidità a basse temperature, una stabilità maggiore della viscosità alle alte temperature, massimo controllo della volatilità e una notevole riduzione dei consumi. L’innovativo sistema di additivi, inoltre, garantisce un elevato livello di protezione di tutte le componenti meccaniche.

Quanto fa risparmiare la qualità?

Dopo un anno di monitoraggio, il risultato è stato chiaro: quasi dimezzato il numero di cambi olio e, di conseguenza, le spese di acquisto e smaltimento dei filtri; ridotta la quantità di ore per le riparazioni e ottimizzato il consumo dei lubrificanti, con benefici notevoli anche nella gestione del magazzino e delle scorte. Non solo, è diminuito sensibilmente anche il consumo di carburante e la produzione di CO2. Per ogni automezzo, il risparmio è stato notevole: una media di quasi 500 euro. Moltiplicato per il numero totale di macchine, ogni azienda di trasporti ha risparmiato diverse migliaia di euro l’anno.
www.fioresegroup.it


ASSOELETTRICA: “NON POSSIAMO PAGARE DA SOLI IL CONTO DELLA CRISI”

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Posted on : 30-04-2013 | By : mariastella | In : Ambiente, Economia

Tra crisi del settore elettrico, overcapacity e le recenti polemiche sul fotovoltaico, Assoelettrica chiede “equità” verso gli impianti termoelettrici. L’intervista di Chicco Testa alla Staffetta Quotidiana

Chicco Testa

La polemica tra fotovoltaici ed elettrici “tradizionali” si è già surriscaldata, ma ancora non è del tutto chiaro di cosa si parli, quali siano le opzioni in campo. Opzioni che riguardano un problema comune: come gestire questa situazione di overcapacity. Cosa chiede Assoelettrica?

Intanto vorrei chiarire una questione personale. Oltre alla presidenza di Telit (una società che produce tecnologie per le telecomunicazioni, ndr) ho un’azienda che si chiama Eva. Sette-otto anni fa ho investito insieme a Franco Bernabè in una società di giovani ingegneri bresciani il cui obiettivo era la realizzazione di piccoli impianti idroelettrici. Sviluppare un impianto idro comporta una fatica considerevole perché ogni impianto ha una sua caratteristica, localizzazione, territorio, portata, geologia, idrogeologia ecc. Abbiamo fatto 4-5 impianti e poi ci siamo accorti degli incentivi al fotovoltaico e abbiamo investito. È una cosa molto più semplice, gli impianti sono tutti uguali. Il primo lo abbiamo fatto con l’aiuto di un Epc, poi ci siamo resi conto che l’ingegneria è semplicissima e ce li siamo fatti in casa.

I pannelli li avete comprati in Cina?

Ovviamente. E abbiamo realizzato 13 MW. Quando guardo i conti… facciamo 7 milioni di fatturato di cui 5 di Ebitda.

Tornando al punto: cosa chiedete per uscire da questa situazione?

Quando sono arrivato in Assoelettrica mi sono reso conto dello sconquasso che il sistema aveva subito. Una buona parte della situazione è compromessa. Il danno più grosso, ancor prima della questione dei costi, è quello prodotto sul sistema elettrico nazionale. La riforma Bersani era ottima (la liberalizzazione del mercato elettrico con il dlgs 79/99, ndr), ha spinto le aziende a fare investimenti importantissimi che hanno rinnovato completamente il parco termoelettrico italiano. Quando eravamo pronti a fare la nostra parte – tra l’altro con il prezzo del gas che scendeva – è arrivata questa botta che ha cambiato le carte in tavola e ha fatto sì che il mercato libero praticamente non esista più. Il 50% circa dei volumi e il 60% del fatturato del settore deriva da vari regimi amministrati. Insomma, il mercato contendibile si è ridotto a un 50% circa in termini di volumi e in termini di fatturato al 40% circa. Da questa situazione non risaliremo più, o comunque ci resteremo a lungo.

Sul Corriere della sera e su Repubblica sono usciti qualche giorno fa due articoli (un editoriale di Alesina e Giavazzi e un commento di Iezzi) che chiedevano, rispettivamente, il taglio retroattivo degli incentivi alle rinnovabili e la revisione degli oneri di sistema. È d’accordo?

Non voglio trasformare questa storia in una battaglia. Intanto bisogna mettersi d’accordo su cosa vogliamo. Per me è chiaro che l’Italia ha due obiettivi di politica energetica. Il primo è avere l’energia. Su questo punto siamo tutti d’accordo ma dieci anni fa questo non era un problema banale. Il secondo è avere energia a basso costo. E su questo non c’è accordo. Certo, abbiamo gli impegni di Kyoto e quelli assunti in sede europea, ma le cose andavano fatte in maniera completamente diversa. È stato fatto uno spreco di proporzioni gigantesche. Poi bisogna mettersi d’accordo sui numeri. Come si fa a sostenere che il fotovoltaico porta benefici sui prezzi dell’energia per 1,4 miliardi (il riferimento è al rapporto Irex di Althesys, ndr v. Staffetta XXX)? È chiaro che se aumento l’offerta di energia in determinate fasce, in quelle ore il Pun scende. Il problema è: quanto ho pagato per ottenere questo? Potrei fare anche energia con Chanel n. 5, e l’effetto sarebbe lo stesso, se qualcuno mi pagasse il profumo. Ma quanto mi costa? Senza contare che l’Italia è l’unico Paese che paga sia l’incentivo che l’energia. Un altro punto da chiarire è che non c’è un risparmio sul gas non importato, perché ai produttori fotovoltaici, quando prendono il prezzo marginale, paghiamo un prezzo che comprende anche quello del gas. Io chiedo equità per quanto riguarda gli impianti termoelettrici.

Quindi la soluzione è un capacity payment? E come finanziarlo?

Che l’Autorità per l’energia prenda in considerazione tre fattori fondamentali. Il primo è la sicurezza del Paese, cioè quanti impianti servono prendendo in considerazione il caso peggiore, quello in cui piove e non c’è vento e quindi non c’è produzione da rinnovabili intermittenti.  Il secondo è la riserva e il terzo la flessibilità che gli impianti devono garantire per adattarsi alla curva di carico che viene determinata in gran parte del giorno dalla presenza o dall’assenza degli impianti fotovoltaici. Quanto costa tutto questo? Non lo so e non spetta a me dirlo. Sono le stesse condizioni che l’Autorità ha già considerato con le gare che vanno fatte quest’anno per il 2017. Ma da qui al 2017 c’è il rischio che una grande quantità di impianti termoelettrici vengano fermati. Insomma, mi sembra che sia giusto che il transitorio venga affrontato secondo questi principi. C’è poi da considerare che nella legge Sviluppo c’è un comma che dice che tutto questo deve avvenire senza oneri ulteriori per il sistema. Su questo sono d’accordo perché altrimenti ammazziamo i consumatori. E quindi i soldi devono essere presi con equilibrio e restando dentro il sistema, andando a prenderli da chi crea le disfunzioni. Se devo garantire la riserva a un impianto fotovoltaico mi sembra giusto che sia l’impianto fotovoltaico a pagarla.

Dunque una sorta di solar tax, di cui ha parlato qualcuno?

Qualsiasi misura viene presa l’importante è che le risorse restino all’interno del sistema. Non può essere un’altra tassa che finisce alle Finanze o a risanare il bilancio dello Stato. Anche la benzina ha degli oneri fiscali grossi e probabilmente ingiustificati. Lì però se non consumi benzina non paghi neanche le tasse. Invece gli oneri di sistema sono un ammontare fisso. E se riduciamo la base imponibile, come sta succedendo per il calo dei consumi, entriamo in un circolo vizioso per cui l’energia costa sempre più cara, se ne consuma sempre di meno, le aziende se ne vanno e gli oneri di sistema continuano ad aumentare percentualmente.

Quindi chiedete un capacity payment transitorio.

A mio modo di vedere ci vorrebbe un transitorio che risponda alle tre condizioni che ho detto, se vogliamo evitare una chiusura massiccia di impianti termoelettrici. E non sto parlando degli aspetti sociali, questo è un fattore che va trattato separatamente. Io parlo di sicurezza, riserva e capacità di rendere flessibile il nostro sistema elettrico.

Non crede ci sia stato un eccessivo “entusiasmo” nell’investire in impianti termoelettrici negli anni scorsi?

Se nel ’98 qualcuno avesse detto alle aziende elettriche che nel 2007 avrebbero fatto partire un ciclo di investimenti incentivato, forse si sarebbero comportate diversamente.

Tornando alla sicurezza del sistema, in questo momento abbiamo una riserva colossale rispetto alla domanda effettiva. È veramente a rischio la sicurezza se chiude, diciamo, un 30% dell’attuale capacità?

Non so. Dipende molto dalla situazione “estrema” che si prende in considerazione e dalle diverse zone del Paese. Certo, il margine di riserva oggi è molto alto, e dipende anche dalla recessione. Le nostre aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione. E so benissimo che anche il termoelettrico dovrà pagare il suo prezzo, e già lo sta facendo con la chiusura di piccoli impianti. Ma trovo politicamente ingiusto e sbagliato da un punto di vista generale che a pagare tutto questo debba essere solo l’industria termoelettrica. Io non voglio misure ad hoc che abbiano come obiettivo di salvare questo o quell’impianto. Se dobbiamo fare così, allora sarebbe meglio tornare ai prezzi amministrati. Penso invece che il Paese debba fare uno sforzo per salvare i principi di un mercato liberalizzato. Quindi chiedo provvedimenti che corrispondano a criteri oggettivi. Poi i termoelettrici si faranno i loro conti.

Quel che è certo è che il sistema è cambiato e che probabilmente andrà sempre più nella direzione, non solo di un maggiore apporto di fonti rinnovabili, ma anche verso un generale aumento della generazione distribuita. Quale soluzione, quale ruolo per i termoelettrici “tradizionali”?

Il punto è che ogni kWh che transita sulla rete o che usa la rete come magazzino o come sistema di scambio deve concorrere agli oneri di sistema. Non ci possono essere eccezioni. Punto. Se le reti interne di utenza o i sistemi efficienti di utenza sono un sistema per fare in modo che chi prende gli incentivi nemmeno paga gli oneri di sistema… Faccio un esempio: se un’azienda di distribuzione fa un contratto con un’azienda che utilizza come fonte integrativa un impianto a fonte rinnovabile intermittente, deve fornire a questa azienda anche il backup, la riserva. Quanto costa questo? Non può costare come costavano le vecchie tariffe amministrate. Le aziende di distribuzione questi discorsi cominciano a farli. I prezzi andranno rivisti per questo servizio di riserva, di disponibilità e di flessibilità.

Se è così bisognerà rimettere mano alle regole perché i Seu e le Riu sono esentati, così come lo scambio sul posto.

Quando parlo di recuperare risorse all’interno del sistema intendo anche questo.

Una volta ottenuta questa “perequazione”?

Che nessuno pensi di fare nuovi incentivi. Non si può parlare di grid parity e poi chiedere, come hanno fatto al convegno del Free, un sesto Conto energia.

Ma non si possono neanche toccare i diritti acquisiti, lo hanno detto anche i “saggi” nella loro relazione…

Non c’è alcun dubbio che questo dei diritti acquisiti è un grosso problema. Ma un conto è parlare di taglio degli incentivi e un conto è parlare di allocare correttamente i costi. Il punto è che non c’è una chiara percezione di quanto sia cambiato il sistema elettrico. In un sistema pre-liberalizzazione c’è un monopolio e dei pasti gratis perché il monopolio copre tutto. Ora non può più essere così. Dico di più: io sono entrato a gamba tesa nella discussione sulle smart grid, perché come Assoelettrica chiedo ed esigo che ogni investimento sia fatto domandandosi se aumenta o diminuisce il costo dell’energia elettrica.

Una delle accuse mosse dal fronte dei rinnovabili riguarda l’aumento dei prezzi serali. C’è chi ha parlato di collusione tra operatori termoelettrici.

Se c’è da vedere qualche cosa si veda. Ma bisogna considerare che l’impianto che sta fermo tutto il giorno, nelle poche ore serali si deve pagare gli ammortamenti, i costi operativi, il gas. Inoltre, in partenza e in fermata le centrali hanno un’efficienza del 20-30%. Faccio una provocazione: se non volete il capacity payment, proviamo a far fluttuare i prezzi liberamente e vediamo dove arriva il MWh il giorno che piove in tutta Italia e posso fare il prezzo.

I rinnovabili non sono i soli produttori a essere incentivati. Gli impianti essenziali e “must run” sono proliferati negli anni e hanno un costo rilevante. Anche questo “ammazza il mercato libero” e andrà ripensato.

Come dicevo, dobbiamo trovare principi che valgano per tutti. Non possiamo costruire un sistema elettrico che è fatto tutto di eccezioni. Altrimenti non funziona. Con la gradualità necessaria ma va fatto.

Sarà un compito non facile. Intanto, vede qualche terreno comune per tutti i produttori elettrici?

Abbiamo due frontiere che dovrebbero essere comuni. Innanzitutto: come far ripartire i consumi energetici ed elettrici in questo Paese. Ci sono una serie di sbottigliamenti che potrebbero essere fatti, a prescindere dalla recessione, a cominciare dal rispetto delle curve tariffarie che scoraggiano i consumi di energia elettrica in maniera che non ha più nulla a che fare con il problema dell’efficienza o del risparmio. Oggi l’elettricità viene usata con livelli di efficienza molto alti e corrisponde all’idea del benessere. Se devo mettere una pompa di calore o un condizionatore devo passare a 6 kW e la bolletta mi schizza.

Ma se cambiamo le tariffe in questo modo il cliente residente sotto i 3 kW vedrà aumentare i costi…

Ma questo cliente avrà un ufficio o una bottega o un’attività: quello che risparmia a casa lo spende da un’altra parte. Alle associazioni dei consumatori dico: vogliamo difendere i consumatori o solo una categoria di consumatori? Allo stato attuale risparmiamo per i consumi in casa e poi le aziende chiudono. Che guadagno abbiamo ottenuto? In Italia c’è una parte dei consumatori che spende meno della media europea e un’altra parte che spende di più. Anche questo andrebbe riequilibrato. Bisogna avvicinarsi alla situazione in cui i prezzi corrispondono ai costi, invece che fare esenzioni e sovraccarichi. La seconda frontiera riguarda l’elettrificazione dei consumi finali di energia. Io non sono un fan sfegatato dell’auto elettrica ma se vogliamo ripulire le nostre città le dobbiamo elettrificare. Prima di parlare dell’auto elettrica vorrei parlare di filobus, tramvie, metropolitane, che sono trasporti con rendimenti enormi rispetto agli autobus a gasolio. In città abbiamo milioni di punti di combustione, motori delle auto e caldaie a gas: se elettrificassimo queste cose miglioreremmo i rendimenti e avremmo città molto più pulite.

Fonte: Staffetta Quotidiana

 


Sogin, se il nucleare crea nuovi occupati

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Posted on : 29-04-2013 | By : eyetech | In : Ambiente

Il decommissioning del nucleare, affidato a Sogin, crea occupazione. Non solo in Italia, con 140 reattori già fermati nel mondo e 400 che lo saranno nei prossimi 40 anni. Nel Bienno 2011-2012, riferisce l’AD della Società Giuseppe Nucci, le attività di smantellamento sono cresciute del 20%


ROMA, 24 Aprile – I cronici ritardi e intralci italiani nelle infrastrutture, che così tanto pesano sui costi sostenuti dai cittadini e sulla mancata competitività delle imprese, hanno forse il loro premio di consolazione. Sul versante critico dell’energia. Anzi sul nervo scoperto del nostro ex-nucleare, da primato negli anni ’60 e poi precipitosamente abbandonato (siamo stati tra i primi anche in questo caso) dopo la catastrofe di Chernobyl dell’aprile 1986. Ed ecco il fardello di spese non recuperate e i nuovi ingenti oneri per lo smantellamento, peraltro malgestiti con i primi anni di problematica attività della Sogin, la società pubblica creata per la bisogna. Ora la Sogin si è allenata. E comincia, sebbene con ritardo, a funzionare.

Tanto da formulare accattivanti promesse: è campione internazionale delle soluzioni per il decommissioning, accelera la sua missione italiana, attutisce i prelievi nelle bollette per finanziarsi. Intanto crea provvidenziale occupazione in un periodo di crisi generale, e fa crescenti affari all’estero. E chissà se alla fine non recupereremo almeno in parte gli errori fatti e il tempo perso.

Lo scenario, pronto alla verifica sul campo, è stato illustrato dall’ad di Sogin, Giuseppe Nucci, sull’onda di un rapporto sul decommissioning nucleare mondiale allestito da Nomisma Energia.
Certo, serviranno 6,5 miliardi di euro per completare (ci vorrà un ventennio) la bonifica ambientale delle 4 ex centrali nucleari italiane e dei 4 impianti del ciclo del combustibile, e per realizzare il Parco Tecnologico comprensivo del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi (quando finalmente riusciremo a decidere dove e come). Con 1,7 miliardi di euro solo per completare lo smantellamento. Ma c’è da dire che il tutto servirà anche a gestire i rilevanti detriti nucleari che comunque continuiamo a produrre con l’attività medica e industriale: 500 metri cubi l’anno.
Ma l’efficienza Sogin finalmente cresce, si allinea ai migliori criteri. E l’esborso chiesto ai cittadini attraverso le bollette si è ridotto a un quarto rispetto a 8 anni fa, pesando per 2 euro l’anno su ogni italiano (mezzo punto percentuale della bolletta elettrica). Nel frattempo – rimarca il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli – le attività di smantellamento di Sogin creeranno 12mila posti di lavoro diretti e 7 nuovi posti nell’indotto per ogni milione investito, con un picco nel 2016 e nel 2017.

Siamo diventati bravi, testimonia Nomisma. Buon per le ambizioni estere di Sogin, che tra l’altro già smantella i sommergibili nucleari russi. Con 140 reattori nucleari già fermati nel mondo e 400 che entreranno in decommissioning nei prossimi 40 anni se ci confermeremo davvero bravi faremo ottimi affari, visto che si stimano attività di smantellamento per 165 miliardi di euro e attività di bonifica per 606 miliardi.
Finalmente efficienti in Italia, insiste Nucci: nel biennio 2011-2012 le attività del nostro smantellamento sono cresciute del 23%, con risparmi per 70 milioni di euro a parità di perimetro «grazie all’efficientamento dei processi e alla nuova policy di committenza, mantenendosi ai massimi livelli di sicurezza e di compatibilità ambientale»

Fonte:  ilsole24ore.com