Negli Usa risarciti
dalla casa farmaceutica con patteggiamento privato i danni prodotti da
Zyprexa.
Lo Zyprexa è l’antipsicotico di nuova
generazione ‘atipico’, costoso, e propagandato con pochi effetti collaterali. Si
è però visto qualche anno dopo l’ampio uso in tutto il mondo, un concreto
rischio di diabete. Le richieste di risarcimento erano basate sul fatto che
mancavano nella confezione le avvertenze di pericolo di iperglicemia e diabete,
danni verificatisi in queste 8.000 persone. (non sappiamo di analoghe richieste
danni in Italia, dove pure è ampiamente usato da un cinque-sei anni). Ora le
avvertenze sono state messe nel bugiardino, anche in Italia; ma lo zyprexa è
sempre quello e sempre caldamente raccomandato dagli psichiatri come quanto di
meglio attualmente disponibile … pagheranno ora gli psichiatri se si
manifesteranno questi danni ? Il diabete è una malattia irreversibile che
costringe ad iniezioni giornaliere, ad un continuo controllo dieta, dà
debilitazione permanente, rischio riduzione vista, rischio morte …. anche altri nuovi antipsicotici ‘atipici’ tra cui in
particolare quelli con clozapina sono segnalati con concreto aumento di
rischio di iperglicemia e diabete (vedi anche nostro precedente ”
Rischio consistente di diabete con i nuovi antipsicotici
atipici“).
Antipsicotico Zyprexa, Eli Lilly risarcirà 62 milioni di
dollari a 33 Stati Usa
Patteggiata la
chiusura delle inchieste di Illinois e Oregon per promozione illegale del
farmaco
La casa farmaceutica Eli Lilly ha patteggiato il pagamento
di 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa, per chiudere un’inchiesta avviata dai
Procuratori generali dell’Illinois e dell’Oregon, in cui era accusata di aver
promosso l’antipsicotico Zyprexa anche per patologie diverse dalla schizofrenia
e dai disturbi bipolari, le sole per le quali ha ricevuto l’autorizzazione dalla
Food and Drug Administration (FDA). Zyprexa veniva promosso, ad esempio, anche
per l’uso pediatrico e per la demenza nei pazienti anziani, nei quali aumenta il
rischio di morte.
Eli Lilly afferma di aver scelto il patteggiamento “per
potersi concentrare sulle proprie attività”, anche se nel corso delle indagini
non sono emerse prove che la casa farmaceutica abbia violato le leggi statali.
Il Procuratore generale dell’Illinois, Lisa Madigan ha invece sottolineato che
“le pratiche commerciali ingannevoli di Eli Lilly sono state illegali e molto
pericolose, per di più praticate nei confronti di medici che operano con
pazienti molto vulnerabili, come bambini e anziani affetti da demenza”.
Si tratta del maggior risarcimento pagato da una casa
farmaceutica in una causa promossa da singoli Stati, superiore ai 58 milioni di
dollari patteggiati da Merck, lo scorso maggio, in una causa relativa
all’antinfiammatorio Vioxx.
Il patteggiamento, annunciato ieri, non chiude le cause
avviate da altri undici Stati, sempre per promozione illegale dello Zyprexa.
Resta aperta anche quella avviata dal governo Federale, in cui si prospetta un
patteggiamento da oltre un milione di dollari, seguito da una denuncia penale
nei confronti di Eli Lilly.
Lo scorso marzo, la casa
farmaceutica aveva patteggiato un risarcimento di 15 milioni di dollari a favore
dell’Alaska, che l’accusava di aver nascosto informazioni sui rischi
dell’antipsicotico, in particolare diabete, obesità e iperglicemia.
La compagnia ha già patteggiato la chiusura di circa 31.000
cause promosse da pazienti che hanno utilizzato lo Zyprexa, pagando 1,2 miliardi
di dollari di risarcimenti.
Proseguono, invece, le cause
promossa da alcune compagnie assicurative, operanti nel campo sanitario, e da
azionisti.
Si stima che, a partire dal 1996, quando fu
autorizzato per la prima volta negli Usa, lo Zyprexa sia stato prescritto a 26
milioni di pazienti nel mondo. Attualmente l’antipsicotico, autorizzato solo per
i pazienti al di sopra dei 18 anni, è commercializzato in oltre 80 paesi ed è il
farmaco più venduto da Eli Lilly, con ricavi, nel 2007, pari a 4,8 miliardi di
dollari.
Un farmaco killer, lo Zyprexa, viene
somministrato in dosi elevate ai minori nella struttura pubblica romana di
neuropsichiatria infantile di via sabella.
Ancora “relazioni pericolose” tra sanità
e multinazionali farmaceutiche: nuovo psicofarmaco per bambini in arrivo in
Italia,
l’onorevole Pier Paolo Zaccai
presidente del MOVIMENTO ITALIA
GARANTISTA
sta presentando un interrogazione urgente
in Parlamento dopo la denuncia fatta dal prof. Giulio
Bigotti il QUALE DENUNCIA l’uso-abuso del farmaco il prof. Giulio Bigotti,
medico chirurgo specialista in anatomia
patologica ed oncologia nonché docente di anatomia ed istologia patologica
all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove attualmente presta la sua opera
professionale, ai margini di una storia incredibile nella quale è rimasta
vittima la figlia M.T. , ricoverata in un ospedale psichiatrico per un supposto
tentativo di suicidio. Sulla vicenda c’è anche in corso un’inchiesta della
Magistratura, il fascicolo è in mano al Sostituto Procuratore dr. Francesco Scavo, mentre la denuncia penale del prof.
Giulio Bigotti è seguita in sede penale
dall’avv. Domenico Stamato. 
il prof. Giulio Bigotti FA QUESTA DENUNCIA DOPO ESSERSI ACCERTATO
DELL’ACCADUTO QUANDO HA RISCONTRATO CAMBIAMENTI NELLA PERSONALITA’ E
NELL’ASPETTO DELLA PROPRIA FIGLIA LA QUALE ha sviluppato
difficoltà nell’addormentarsi la sera. In un paio di occasioni non è rincasata
la sera, rientrando solo al mattino successivo e riferendo di aver fatto tardi a
feste organizzate dai suoi compagni di scuola. Mia moglie, essendo molto
apprensiva e confidando negli assistenti sociali, ha riferito di queste supposte
difficoltà che mia figlia andava incontrando per le vicende famigliari. Nel
marzo dell’anno scorso mia moglie portava M. T., a causa delle difficoltà
nell’addormentarsi, da uno psichiatra del policlinico “Gemelli” che, dopo averla
visitata varie volte, le prescriveva delle benzodiazepine per favorirla nel
prendere sonno la sera. La terapia farmacologica prescritta indicava solo una
modica ansia reattiva alla vicenda di separazione dei genitori. La ragazza
superava questa lieve insonnia con successo e terminava l’anno scolastico con
ottime votazioni ottenute presso la scuola britannica St. George British
International School di Roma“. “Nel settembre scorso la
ragazza (che vive con il padre) andava a cena dalla
madre, ravvisando a suo giudizio ansia in M. T., la stessa le somministrava
alcune gocce di Minias rimaste sul fondo della boccetta. La madre quindi, in
preda all’ansia per la figlia, la portava successivamente al Pronto Soccorso del
S. Camillo riferendo ai sanitari che M.T. aveva dovuto assumere benzodiazepine a
causa di problemi relazionali dei genitori. Interpellava, quindi, gli assistenti
sociali per un conforto, i quali ponevano invece diagnosi di tentato suicidio
richiedendo il ricovero in ospedale psichiatrico, facendo internare la
ragazza“.
Il prof. Giulio Bigotti va a trovare la
figlia: “…….Giunto all’ospedale psichiatrico di via dei
Sabelli, incontravo M. T. la quale sosteneva di essere assolutamente contraria
al ricovero e che, con la forza l’avevano trascinata e rinchiusa, rubandole
perfino la collanina d’oro bianco che le avevo regalato, dichiaravo al medico
curante di voler portare via M. T.. Il medico, per tutta risposta, chiamava il
Tribunale per i Minorenni dichiarando che Maria Teresa aveva tentato il suicidio
ed ottenendo una ordinanza del Tribunale dei Minori secondo la quale, avendo la
minore tentato il suicidio, mi veniva tolta ogni autorità su mia figlia….Tutto
questo in piena sintonia con il medico dell’Istituto psichiatrico che
acriticamente aveva recepito la realtà distorta prospettata dagli assistenti
sociali, senza neanche avere verificato il reale svolgimento dei fatti“.
Un tentato suicidio che le assistenti sociali avrebbero
certificato per giustificare il loro operato e che, nella realtà, poteva essere
solo ipotizzato e secondo il padre, illustre medico, assolutamente inesistente,
in una relazione, dei servizi sociali, specificatamente, si legge: “Nello specifico la minore attualmente è ricoverata presso il
Reparto di Neuropsichiatria Infantile a seguito di un tentativo di suicidio
avvenuto in data 4 settembre 2011 con l’assunzione di elevati quantitativi di
sostanze psicotrope“.
“Per entrare
in maggiore dettaglio nella vicenda – specifica il prof. Bigotti – in qualità di specialista nella farmacologia, posso dimostrare
che il tentato suicidio della ragazza è un’invenzione dei servizi sociali che,
senza nessuna competenza in merito, ci hanno rovinato la vita.
Le benzodiazepine,
infatti, non sono farmaci che possono causare la morte, che rimane comunque un
evento eccezionale, anche se assunte in dosi elevate. Quando ci si vuole
suicidare, si associano al farmaco ingenti quantità di alcool, cosa
assolutamente non avvenuta nel caso in esame. In secondo luogo, le
benzodiazepine sono state assunte in dosi minime, di fronte alla madre che
gliele ha fornite e che non l’ha fermata mentre le stava assumendo. Questo dato
di fatto è stato riferito ripetutamente a tutti i medici, agli assistenti
sociali ed al Consulente Tecnico d’Ufficio. L’assunzione di una quantità minima
di una sostanza praticamente innocua, è dimostrata dalla cartella clinica del
Pronto Soccorso dell’ospedale. Infatti la ragazza così veniva definita
all’ingresso al P.S.: “Buone condizioni generali. Orientata nel tempo e nello
spazio” ed ancora: “vigile e collaborante eupnoica (vuol dire che respira
ottimamente, NdR) “. Nel foglietto illustrativo del Minias, inoltre, lo psicofarmaco assunto dalla ragazza,
chiaramente si afferma: “Il sovradosaggio di benzodiazepine
si manifesta solitamente con vario grado di depressione del sistema nervoso
centrale che varia dall’obnubilamento al coma. Nei casi lievi, i sintomi
includono obnubilamento, confusione mentale e letargia. Nei casi più gravi, i
sintomi possono includere atassia, ipotonia, ipotensione, depressione
respiratoria, raramente coma e, molto raramente, morte”. Ogni commento appare,
dunque, superfluo a parte l’ovvia considerazione che la quantità di
benzodiazepine, assunta da M.T.in presenza della madre, era minima dato che
erano inesistenti i sintomi da sovradosaggio all’ingresso in P.S. In sostanza,
nessuno si è mai preso la briga di ascoltare e dare credito alla versione dei
fatti di una ragazza di quasi 17 anni senza deficit intellettivi o psicologici,
perché questo avrebbe voluto dire screditare gli assistenti sociali. La ragazza
è rimasta sequestrata in manicomio a causa dell’ordinanza del Tribunale dei
Minori emessa sulla base delle conclusioni diagnostiche degli assistenti sociali
non supportate dal minimo dato di fatto. A nulla sono valse le proteste della
ragazza che ha anche provato lo scorso 14 ottobre a chiamare i Carabinieri per
spiegare di essere stata rinchiusa in manicomio senza motivo. Il responsabile,
dell’ospedale psichiatrico, ha addirittura impedito a M. T., quando quest’ultima
aveva chiesto ed ottenuto di essere sentita dal Giudice per spiegare l’intera
vicenda, di andare in Tribunale sostenendo che ciò sarebbe stato di nocumento
alla mancata suicida. A tutt’ora a M. T., ragazza di quasi 17 anni vivace,
intelligente e capace di intendere e di volere, non è stato mai permesso, con
una scusa od un’altra, di essere sentita dai Giudici da cui lei stessa ha
chiesto di poter andare.
Attualmente
mia figlia è con me dopo essere scappata dalla Comunità Psichiatrica ove era
stata rinchiusa per ordine del Tribunale per i minorenni a tempo indeterminato.
Durante questi soggiorni forzati è stata ferita al braccio con un righello
sporco del sangue di un ragazzo tossicodipendente con problemi psichiatrici il
quale voleva inciderle sul braccio il suo nome dopo essersi ferito. Ho fatto
presente più volte il gravissimo rischio che la ragazza corre di contrarre una
malattia mortale ma nessuno mi ha mai ascoltato ed anzi in cartella clinica il
fatto è stato totalmente omesso. Successivamente mia figlia è stata aggredita da
un ragazzo internato per avere accoltellato la madre e che in concomitanza aveva
rotto tutti i vetri della comunità lasciando gli ospiti al freddo. Non riuscendo
a picchiarla per l’intervento di un operatore lo stesso ragazzo, che poco prima
aveva sferrato un pugno sul naso di un’altra ospite facendolo sanguinare,
prendeva mia figlia a sputi in faccia e sul resto del corpo. Maria Teresa aveva
smesso di andare a scuola ed oramai stentava ad alzarsi anche dal letto della
Comunità Psichiatrica ove era rinchiusa, quando, raccogliendo le ultime energie
che le erano rimaste, è riuscita a fuggire invocando il mio aiuto. Ora sta bene,
è felice, ha ripreso ad andare a scuola ed a socializzare con i suoi nuovi
compagni di classe dato che l’anno scolastico presso il St. George British
International School è oramai irrimediabilmente perso. Rispetto a prima si può
dire che è rinata, ovviamente resta l’incubo che il Tribunale emetta un nuovo
ordine di internamento cosa che è puntualmente avvenuta nei giorni passati…
Il Consulente Tecnico d’Ufficio che
aveva inizialmente definito mia figlia completamente sana di mente, dopo che gli
avevo chiesto spiegazioni sulle ragioni circa il perché gli fosse stato
somministrato lo Zyprexa (farmaco assunto contro la schizofrenia considerato
“killer” in America ove è stato al centro di un gravissimo scandalo per i suoi
noti effetti nocivi) a dosi da cavallo, cambiava dopo appena un mese la sua
diagnosi asserendo che la ragazza aveva allucinazioni e sentiva voci come
nella…. schizofrenia. Ho fatto visitare M. T. da tre diversi psichiatri i quali
mi hanno detto che mia figlia sta benissimo, tornata a casa ha riallacciato i
contatti sociali, frequenta la scuola, è tornata in palestra, è dimagrita dal
sovrappeso causato dall’assunzione obbligata del potente psicofarmaco e
nonostante abbia perso 4 mesi per l’internamento in manicomio, ha attualmente
una media ottima. Ora che finalmente ha ripreso in mano la sua vita, il Giudice
la vuole nuovamente rinchiudere in manicomio sulla base di una CTU effettuata
quando M. T. era ancora in comunità e vogliono proibirmi di vederla . Penso che
quanto sia accaduto al sottoscritto sia di interesse pubblico perché vi sono
oltre 37.000 famiglie italiane che risentono degli effetti dell’operato degli
assistenti sociali nonché CTU e quello che mi è capitato, in seguito ad una
normale separazione coniugale, potrebbe capitare a qualsiasi famiglia
italiana….”
L’on.le Pier Paolo
Zaccai, presidente del Movimento “Italia Garantista” denunciando questa
incredibile storia e sorvolando, ovviamente su eventuali aspetti processuali di
esclusivo interesse per la magistratura, afferma: ” In
questi casi la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo istituzionale e
chiedere la verifica dei livelli di prestazione sanitaria erogati dalle
strutture psichiatriche dedicate ai minori nella regione Lazio ed in tutto il
territorio nazionale dal Servizio Sanitario Nazionale e di verificare, inoltre,
le effettive modalità di somministrazione di psicofarmaci a carico di minori, e,
in particolare, l’entità dell’uso (in percentuale) sui pazienti ricoverati e la
quantità media, su di essi somministrata, del temibile Zyprexa.
Inoltre, si deve procedere alla verifica
del rispetto da parte dei sanitari di una corretta informazione (consenso
informato) ai genitori sul tipo di farmaco somministrato ai propri figli e,
soprattutto, sullo Zyprexa e se sia effettivamente possibile, in tempi
ristrettissimi, il cambiamento delle condizioni psicofisiche di un paziente da
sano a “psicotico” come appare sia accaduto nel caso in esame. Preannuncio, sin
d’ora, una interrogazione parlamentare al Ministro della Sanità e della
Giustizia in quanto ritengo che il problema rivesta interesse nazionale; inoltre
chiederò idonee risposte al Presidente della Regione Lazio Renata Polverini sul
funzionamento degli Ospedali laziali di neuropsichiatria infantile e sull’uso
che in essi si fa del temibile psicofarmaco zyprexa oltreché dei costi sostenuti
dal SSN per la sua somministrazione. Assai grave sarebbe scoprire, ad esempio,
il ricorso ad un uso improprio di denaro pubblico per l’acquisto di un farmaco
in un momento di rigore economico, dal costo di € 150,00 circa a confezione,
definito “killer”sul New York Times per somministrarlo a
dei minori“.
LA Redazione del Dipartimento Sicurezza
Italia Garantista.
il Presidente del Dipartimento Sicurezza
Domenico Marigliano
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