La casa di riposo: una risorsa utile per combattere la solitudine

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Posted on : 16-05-2012 | By : ValentinaC | In : Medicina
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La casa di riposo è una delle strutture più indicate per combattere il senso di solitudine che spesso gli anziani provano. Gli stressanti ritmi lavorativi dei familiari e dei parenti, infatti, costringono la maggior parte degli anziani a trascorrere da soli molto tempo in casa. I più fortunati, quelli che riescono a conservare un’adeguata lucidità mentale, dedicano il loro tempo agli hobby: escono di casa per fare passeggiate, per incontrare gli amici e per provvedere all’acquisto di tutto ciò di cui necessitano. I meno fortunati, invece, trascorrono il loro tempo davanti la tv, in compagnia di badanti straniere che si occupano di loro ma che spesso non hanno l’esperienza o le conoscenze mediche adeguate per esser loro effettivamente d’aiuto in caso d’urgenza.

Le case di riposo, in questi casi, sono la soluzione migliore, soprattutto se l’anziano necessita di cure e attenzioni quotidiane. Si tratta, in particolare, di strutture realizzate a misura dei loro ospiti che si caratterizzano per la presenza di un team di professionisti del settore medico e non solo, che si prendono cura di loro 24 ore al giorno, fornendogli assistenza specialistica.

La casa di riposo per anziani, sita nei pressi di Roma, La Seconda Gioventù, in particolare, è una di queste: è in grado di fornire agli anziani tutto l’appoggio, l’assistenza e le cure di cui necessitano. Oltre al team medico, infatti, è dotata anche di una serie di animatori e professionisti dell’ambito sociale che si occupano della socializzazione degli ospiti, attraverso una serie di attività pensate in funzione del loro completo benessere.


L’autotrapianto di capelli: l’intervento estetico per rinfoltire il cuoio capelluto

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Posted on : 16-05-2012 | By : ValentinaC | In : Medicina
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L’autotrapianto di capelli è uno degli interventi di chirurgia estetica più realizzati oggi. Viene svolto, in particolare, al fine di ottenere il rinfoltimento del cuoio capelluto di quei pazienti, uomini e donne, che sono affetti da alopecia o da calvizie, ovvero dal problema della caduta dei capelli.

Per sottoporsi a questo tipo di intervento, è necessario rivolgersi a chirurghi estetici professionisti, che sappiano esaminare il problema presentato dal paziente e verificare l’effettivo beneficio che l’operazione chirurgica può apportare. Non tutti i pazienti affetti da alopecia e calvizie, infatti, hanno le caratteristiche adatte per essere sottoposti all’autotrapianto di capelli. La possibilità di sottoporsi all’intervento, infatti, dipende dalla disponibilità di capelli situati nella cosiddetta “area donatrice”, ovvero quella che nel corso dell’autotrapianto sarà utilizzata per prelevare i capelli sani. Solitamente, quest’area, è situata in corrispondenza della nuca.

L’autotrapianto di capelli offre a chi vi si sottopone dei risultati che variano molto da persona a persona, perché sono strettamente legati alla quantità di capelli presenti nell’area donatrice. I capelli prelevati da quest’area, infatti, non ricrescono più e, di conseguenza, una volta terminati, non è possibile sottoporsi ad altri interventi dello stesso tipo.

L’intervento chirurgico, inoltre, tende a svolgersi in più sedute, distanti l’una dall’altra di qualche settimana. Il procedimento, in particolare, prevede il prelevamento di una piccola quantità di  agglomerati di capelli dall’area donatrice: secondo particolari tecniche mediche, poi, essi vengono impiantati nelle aree caratterizzate dal diradamento o dall’assenza di capelli, in modo da provvedere progressivamente al loro rinfoltimento.
L’autotrapianto si svolge in anestesia locale e, generalmente, ha una durata media di circa 4 ore. I risultati che permette di ottenere, però, sono definitivi: i capelli trapiantati chirurgicamente, infatti, dopo una prima caduta, ricresceranno in modo definitivo.


Psicologia e Psicologo Roma

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Posted on : 27-04-2012 | By : btstudio | In : Comunicati stampa, Medicina, Salute e Benessere
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Psicologia RomaPsicologia

La psicologia è una scienza che studia il comportamento e i processi mentali dell’individuo. È una disciplina molto complessa che prende in considerazione diversi aspetti. È una scienza antica che affonda le sue radici nei primi anni del ‘700 e da allora, nonostante il termine utilizzato sia rimasto lo stesso, la materia di studio si è evoluta insieme alla società e ai cambiamenti che ci sono stati e che hanno portato lo stesso individuo a possedere dei processi mentali più complessi ed in ogni caso diversi.

La psiche è la protagonista di tutti gli studi, le ricerche e gli esperimenti che negli anni si sono succeduti, hanno sezionato la mente ed ogni minimo particolare, tutti i suoi funzionamenti e le mille sfaccettature. Proprio per la complessità e l’ampiezza dell’argomento che la psicologia si ramifica in varie branche. Le branche della psicologia possono differenziarsi in base alla fascia d’età dell’individuo, alla condizione sociale, alla condizione culturale o in base alla particolare condizione che sta attraversando. Psicologia dello sviluppo, psicologia scolastica, psicologia sociale e psicologia dell’emergenza sono quattro delle diverse discipline psicologiche che si sono sviluppate nel corso del tempo e che affrontano quattro specifiche situazioni in cui la mente umana può trovarsi ma soprattutto punta l’occhio sulle dinamiche che sviluppa in particolari contesti e condizioni.

Psicologia dello sviluppo

La Psicologia dello sviluppo si concentra sull’evoluzione e sullo sviluppo della psiche e del comportamento umano dalla nascita alla morte. Sono diversi i fattori che possono influenzare i comportamenti umani (ambientali, sociali, culturali) e la psicologia dello sviluppo si sofferma a studiare e a comprendere i cambiamenti e le diverse sfaccettature che può assumere.

Psicologia scolastica

La Psicologia scolastica è una branca della Psicologia che si concentra sui giovani all’interno dell’ambito scolastico. Gli psicologi delle scuole collaborano con insegnanti e genitori al fine di creare un ambiente sicuro e tranquillo per i ragazzi e valutano i comportamenti che questi hanno all’interno della scuola, quali stati d’animo sviluppano e quali dinamiche mettono in atto.

Psicologia sociale

La Psicologia Sociale è quella branca della Psicologia che studia le interazioni che si creano tra il singolo individuo e i gruppi. È una disciplina che si è sviluppata abbastanza di recente, agli inizi del XX secolo, e studia le interazioni che si vengono a creare tra l’individuo e la società. Tutti i comportamenti dell’individuo vengono approfonditi in relazione al sociale, ai gruppi nei quali si trova ad agire ed interagire.

Psicologia dell’emergenza

La Psicologia dell’emergenza è una branca della Psicologia che si occupa degli stati d’animo, delle sensazioni e delle emozioni degli individui che si trovano in situazioni di emergenza (calamità, disastri, emergenza/urgenza). Il centro di questa materia di studio è l’individuo in una situazione critica. È una disciplina che è nata con l’ausilio della psicologia militare e della psichiatria d’emergenza e mira a comprendere stati d’animo in emergenza.

Studio Associato Logos
Centro di Psicoterapia e Psicologia a Roma
www.centropsicoterapia.it


La chirurgia estetica fa bene alla salute

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Posted on : 27-04-2012 | By : mlbadv | In : Alimentazione, Medicina, Salute e Benessere
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Secondo la ricerca scientifica svolta negli U.S.A., la diminuzione dei livelli presenti nel sangue di trigliceridi e la conta dei leucociti dopo la chirurgia estetica ed in particolare a seguito della liposuzione hanno un effetto positivo sulla diminuzione sistemica dello stato infiammatorio, e potrebbe spiegare il ruolo dell’adipe sottocutaneo in rapporto a quello viscerale per quanto riguarda alcuni meccanismi patologici.

I soggetti che si sono stati studiati sono stati sottoposti ad interventi di chirurgia estetica per il rimodellamento del corpo (liposuzione / addominoplastica) potrebbero veder trasformato il metabolismo diventando meno soggetto a patologie cardiovascolari ed altre malattie.

Lo studio scientifico ha rivelato che i pazienti con livelli di trigliceridi normali non hanno subito alcuna variazione significativa dopo la liposuzione. Mentre i pazienti con livelli altri di trigliceridi (> 150 mg / dL ) hanno dimostrato una diminuzione del 43%. Effettivamente, il 62% dei pazienti i cui valori erano a rischio prima dell’ intervento ha presentato valori normali dopo la liposuzione. Valori di trigliceridi maggiori a 150 mg/dL sono collegati ad un maggiore rischio di ictus, diabete di tipo 2, patologie coronariche e cardiocircolatorie.

I ricercatori hanno studiato i dati di 322 pazienti (270 donne / 52 uomini). ll 22% degli stessi aveva un indice di massa corporea superiore a 30 e cioè erano obesi. Sono stati eseguiti esami ematochimici prima dell’ intervento, dopo un mese e dopo 3 mesi.

I risultati relativamente ai valori dei trigliceridi sono sorprendenti: i livelli medi di trigliceridi si è abbassato del 26%. Il 37 % dei pazienti studiati prima della chirurgia presentava valori superiori al massimo (> 150 mg / dL ). Dopo la chirurgia questo valore è sceso a 18%. I valori ottenuti con i pazienti operati di addominoplastica sono meno significativi. La ricerca scientifica è stata illustrata nella conferenza annuale della American Society of Plastic Surgeons (ASPS) e divulgata dalla Pallaoro Medical Laser.

La riduzione del grasso presente nel corpo ha modificato le proporzioni di massa. Maggiore è stata la diminuzione del rapporto massa grassa / massa totale e più accentuata si è dimostrata la riduzione dei valori di trigliceridi. L’  entusiasmante risultato deve necessariamente essere approfondito per capire l’esatto meccanismo tra grasso sottocutaneo in relazione alle patologie sopraindicate.

Gli studiosi hanno inoltre osservato una diminuzione sostanziosa del numero di globuli bianchi 3 mesi dopo gli interventi chirurgici praticati. Precedenti ricerche scientifiche hanno verificato che gli individui con più alto numoero leucociti hanno un rischio nettamente maggiore relativamente a patologie coronariche. Nessuna modifica significativa è stata registrata per i valori del colesterolo.

In conclusione questa ricerca afferma che alcuni interventi di chirurgia estetica come la liposuzione o l’ addominoplastica riducono il rapporto tra massa grassa e massa totale. Questa diminuzione si è dimostrata causa dell’ abbassamento del livello di trigliceridi e del numero di leucociti presenti nel sangue. Questo abbassamento è collegato con una netta riduzione di rischi di alcune malattie gravi. I risultati ottenuti comunque richiedono conferme di lungo periodo ma stando ai dati attuali, la chirurgia estetica non solo ci fa più belli ma anche più sani.

 


Infracom Progetto STeP: Teleconsulto Strutturato Interospedaliero al Med.it 2012

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Posted on : 20-04-2012 | By : Phinet | In : Medicina
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Connettività per la salute, il teleconsulto strutturato interospedaliero come strumento indispensabile per diffondere il sapere. Il progetto STeP di Infracom Italia come soluzione d’avanguardia nella medicina.

Infracom conferma il suo impegno nel settore sanitario e presenta a Med.it la sua offerta tecnologica nell’ambito della sanità pubblica con il servizio di televideoconsulto nelle sue diverse articolazioni: teleconsulto neurochirurgico, teleconsulto per ictus cerebri, teleconsulto per infarto miocardico e, in fase di avvio, il teleconsulto istopatologico.

Il teleconsulto strutturato interospedaliero è uno strumento in mano ai medici che consente di trasmettere referti o analisi in digitale, agli specialisti di consultarli e trarne le diagnosi in tempi più rapidi senza spostarsi né far spostare i pazienti o attendere il trasporto della documentazione cartacea.


Già attivo dal 2006, prima con un progetto pilota, ora come servizio d’avanguardia tecnologica, il progetto Step è già una realtà e mette in collegamento diretto, grazie alla piena condivisione dei sistemi informativi diagnostici, le quattro ULSS del territorio vicentino (Vicenza, Bassano del Grappa, Thiene e Arzignano).

Tale progetto garantisce la massima sicurezza fisica e logica di tutti i dati forniti. Tutti i medici e gli specialisti che usufruiscono del servizio sono certificati e autenticati sulla piattaforma Infracom, e dotati di firma digitale necessaria per l’accesso, mentre i dati sono conservati tramite procedura di archiviazione legale sostitutiva corrispondente alla normativa di riferimento in uso.
Il progetto è basato sull’infrastruttura Infracom di Verona, ovvero sul data center di classe Enterprise di oltre 700mq con certificazione ISO 27001.

Oggi,il 19 aprile, Infracom Italia SpA sarà presente su questo tema al Med.it 2012 di Vicenza, per il convegno dal titolo “Il teleconsulto strutturato interospedaliero: stato dell’arte e innovazione”, coordinato dal Dr. Giampaolo Stopazzolo, Direttore Area Vasta tecnologie informative sanitarie, Ulss 6 Vicenza.

Fonte: Infracom Italia Spa

 


C’è ma non si vede: Ecco il trapianto dei capelli senza cicatrice!

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Posted on : 13-04-2012 | By : mlbadv | In : Medicina, Salute e Benessere
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È il primo proposito della chirurgia estetica tricologica praticata nel centro HSD: l’autotrapianto senza cicatrici evidenti. La naturalità dell’intervento, l’assenza della cicatrice sulla nuca e l’assoluta discrezione della procedura, fanno dell’autotrapianto il metodo preferito da centinaia di uomini e donne ogni anno.

Avere pochi capelli in testa è un problema molto sofferto per gli uomini, ma ancor più dalle donne colpite dal diradamento (una percentuale non così limitata come potrebbe sembrare).

La calvizie è un problema che sembra a volte insormontabile a chi ha già percorso ogni strada in cerca della soluzione. Il danno più importante non è quello fisico ma riguarda la percezione che si ha della propria immagine percepita;  nel momento in cui questa appare irrimediabilmente compromessa, viene pregiudicata anche la sicurezza in sé, con gravi conseguenze dal punto di vista relazionale, e quindi lavorativo e sociale in genere.

Da lungo tempo la scienza è alla ricerca del metodo che dia un risultato soddisfacente e duraturo in grado di contrastare la caduta dei capelli e restituirli nelle aree dove la calvizie ha già avuto la meglio.

Prima di eseguire il trapianto capelli bisogna sottoporre il cuoio capelluto ad analisi medica accurata per verificare la fattibilità biologica dell’ intervento . Disturbi o malattie particolari possono compromettere i risultati ottenibili.

 

Trapianto dei capelli…uno a uno!


Gli interventi vengono realizzati in day surgery, ricorrendo alla sola anestesia locale accompagnata da sedazione modulata. L’autotrapianto capelli si esegue prelevando i capelli (unità follicolari) geneticamente più forti da un’area donatrice del cuoio capelluto (in genere quella a “ferro di cavallo”, nella parte inferiore della testa, detta “corona Ippocratica) e riposizionandoli nelle aree diradate o calve. Con la tecnica HSD a singole unità capillari i bulbi da trapiantati vengono prelevati uno a uno dall’area donatrice senza fare uso del bisturi. Nessuna escissione del cuoio capelluto. Le UF vengono inserite direttamente nella sede ricevente senza necessità di ricorrere a suture.

Non rimane nessuna cicatrice nella zona donatrice.  Tale tecnica raggiunge una maggiore percentuale sopravvivenza capillare anche grazie alla ridotta manipolazione dei follicoli. Il trapianto moderno riesce inoltre ad operare lungo l’attaccatura capillare, stabilendo l’inclinazione naturale che la crescita deve avere. Al termine della seduta (la cui durata varia dalle 2 alle 3 ore) saranno  trapiantati un numero sorprendente di follicoli, sufficienti nella maggioranza dei casi per un buon rinfoltimento. L’autotrapianto dei capelli ben eseguito non dovrebbe notarsi: la ricrescita deve risultare omogenea e dall’ aspetto naturale.

Riavere i propri capelli non è impossibile. La ricerca chirurgica e scientifica ha messo a punto  tecniche efficaci di trapianto follicolare. Rispetto alle tradizionali tecniche chirurgiche, il trapianto capelli HSD  è caratterizzato da minore invasività, maggiore fluidità nell’esecuzione e minore convalescenza.

Trapianto dei capelli…sì, ma su misura!


Grazie alla tecnica di micro chirurgia dei capelli, é possibile eseguire un rinfoltimento su misura , che tenga conto delle specifiche caratteristiche del candidato.  L’evoluzione medica consente risultati dall’ aspetto naturale. I capelli trapiantati  crescono nello stesso verso di crescita.


Le allergie da contatto ed il patch test

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Posted on : 06-04-2012 | By : stefano24 | In : Medicina, Salute e Benessere
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Le dermatiti allergiche da contatto sono un problema piuttosto comune. In particolare, le dermatiti causate da allergia a nichel o metalli, ma anche da profumi, conservanti, coloranti e altri tipi di sostanze, sono un problema assai diffuso soprattutto nella popolazione femminile.

Le manifestazioni sono principalmente costituite da eczemi pruriginosi, tipicamente nella sede di contatto con la sostanza che ha scatenato la reazione; ad esempio lobo dell’orecchio per orecchini contenenti nichel, basso ventre per il bottone metallico dei pantaloni, le mani per i detergenti o i profumi, il contorno occhi per i cosmetici, ecc. L’intensità della sintomatologia può variare molto, da piccole manifestazioni quasi asintomatiche ad estese lesioni eczematose con intenso prurito, che può addirittura ostacolare le normali attività quotidiane o impedire il sonno.

La dermatite allergica da contatto può presentarsi ad ogni età ed in entrambi i sessi, tuttavia sono a maggior rischio le donne nella fascia di età 20-50 anni.

Per la diagnosi delle dermatiti allergiche da contatto, è necessario effettuare il patch test. Questo consiste nell’applicare, attraverso idonei supporti (“cerotti”) una serie di sostanze a contatto con la cute del dorso.

I cerotti vengono poi rimossi dopo 48-72 ore e si vanno quindi ad identificare eventuali zone eczematose che si siano venute a formare nelle sedi di contatto delle varie sostanze. Alcune delle sostanze sono pigmentate, quindi durante il test o dopo la rimozione del cerotto è possibile che la cute si presenti “colorata” in alcuni punti: tali manifestazioni non sono assolutamente indice di reazione alla sostanza, ma dipendono unicamente dal colorante applicato. In caso di presenza di reazione eczematosa con prurito, l’allergologo o il dermatologo che ha eseguito il test valuterà la reazione (da + a +++) ed indicherà il tipo di sostanza che la ha determinata.

Solitamente viene utilizzata per il patch test la serie standard SIDAPA, che comprende profumi, conservanti, metalli, farmaci, sostanze utilizzate nel processo produttivo della gomma, coloranti ed altro ancora.

Tra tutte le sostanze presenti nella serie SIDAPA, sicuramente il nichel solfato (o nichel) è quella che più comunemente ritroviamo come causa di dermatite allergica da contatto. Il nichel difatti è comunemente presente in tutte le leghe metalliche; l’acciaio inossidabile, l’oro giallo e l’alluminio generalmente non ne contengono, mentre tutti gli altri manufatti metallici contengono nichel in proporzioni variabili. Il nichel, inoltre, è contenuto negli alimenti.

Tuttavia solo una parte dei soggetti con allergia al nichel avvertono disturbi o sintomi gastro/intestinali; tra i sintomi riferiti da questi pazienti solitamente si ha gonfiore addominale e difficoltà nella digestione di alcuni alimenti. Sporadicamente l’allergia al nichel può determinare anche orticaria cronica.

Oltre alla serie standard SIDAPA, tuttavia, è possibile effettuare test con serie speciali, utili soprattutto quando si pensa che l’allergia sia determinata da un’esposizione professionale o in caso di sospetta allergia a protesi mediche o materiale odontoiatrico.

Una volta identificata la sostanza responsabile della dermatite allergica da contatto, sarà opportuno prendere adeguati provvedimenti per ridurre l’esposizione; in alcuni casi potrà essere effettuata terapia farmacologica per permettere la guarigione delle lesioni eczematose.

Autore:

Dr.Filippo Fassio, Allergologo


Ethicon Endo Surgery richiamo volontario suturatrici endoscopiche linear cutter

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Posted on : 05-04-2012 | By : Phinet | In : Medicina
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Ethicon Endo Surgery, il Richiamo Volontario prescinde dall’evento dell’Ospedale di Versilia

Ethicon Endo Surgery ha comunicato in data 16 marzo 2012 a tutte le Autorità competenti a livello mondiale, incluse le Autorità Sanitarie Italiane, un richiamo volontario di specifici lotti di SUTURATRICI endoscopiche linear cutter (stelo dritto, 280 mm, 340 mm e 440 mm di lunghezza) codici SC60, EC60 e Long60.

Il 20 marzo 2012, come da prassi, la stessa comunicazione è stata pubblicata sul sito del Ministero della Salute nella sezione Avvisi di Sicurezza.

Al momento dell’inizio del richiamo Ethicon Endo-Surgery non aveva ricevuto alcun reclamo da parte di clienti e nessuna segnalazione di eventi avversi in pazienti collegati ai lotti richiamati.

Pertanto la Società ha avviato il richiamo cautelativo e volontario senza essere a conoscenza e senza alcun collegamento con l’evento dell’Ospedale di Versilia.

Inoltre l’aspetto tecnico alla base del richiamo degli specifici lotti di suturatrici non si è verificato in occasione dell’evento dell’Ospedale di Versilia.

Per concludere, non c’è alcun collegamento fra il richiamo e l’evento all’Ospedale di Versilia.

Stiamo lavorando a stretto contatto con le Autorità competenti e collaboriamo all’inchiesta.

La sicurezza del paziente è un valore fondamentale per Ethicon Endo-Surgery e il nostro compito è quello di realizzare prodotti di qualità che migliorino le vite dei pazienti in tutto il mondo. Le suturatrici linear cutter di EES sono state usate sinora in maniera sicura ed efficace in milioni di operazioni chirurgiche.

Per maggiori informazioni si prega di contattare:
Anna Citarrella
Tel. +390699194339
Mob. +393356905950

FONTE: Ethicon Endo-Surgery


Un farmaco killer, lo Zyprexa, A che gioco giochiamo, Ministro?Antipsicotico Zyprexa, viene somministrato in dosi elevate ai MINORI

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Posted on : 14-03-2012 | By : domenicomarigliano | In : Altre, Attualità e notizie, Comunicati stampa, Infanzia, Medicina, Newsletter, Politica, Salute e Benessere, Servizi, web 3.0
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Antipsicotico Zyprexa, Eli Lilly risarcirà 62 milioni di 

dollari a 33 Stati Usa Patteggiata la chiusura delle inchieste di Illinois e

Oregon per promozione illegale del farmaco ,mentre in ITALIA si continua a farlo

girare incuranti della sua pericolosita’

12.03.2012

19:07

Negli Usa risarciti 

dalla casa farmaceutica con patteggiamento privato i danni prodotti da

Zyprexa. Lo Zyprexa è l’antipsicotico di nuova

generazione ‘atipico’, costoso, e propagandato con pochi effetti collaterali. Si

è però visto qualche anno dopo l’ampio uso in tutto il mondo, un concreto

rischio di diabete. Le richieste di risarcimento erano basate sul fatto che

mancavano nella confezione le avvertenze di pericolo di iperglicemia e diabete,

danni verificatisi in queste 8.000 persone. (non sappiamo di analoghe richieste

danni in Italia, dove pure è ampiamente usato da un cinque-sei anni). Ora le

avvertenze sono state messe nel bugiardino, anche in Italia; ma lo zyprexa è

sempre quello e sempre caldamente raccomandato dagli psichiatri come quanto di

meglio attualmente disponibile … pagheranno ora gli psichiatri se si

manifesteranno questi danni ? Il diabete è una malattia irreversibile che

costringe ad iniezioni giornaliere, ad un continuo controllo dieta, dà

debilitazione permanente, rischio riduzione vista, rischio morte …. anche altri nuovi antipsicotici ‘atipici’ tra cui in

particolare quelli con clozapina sono segnalati con concreto aumento di

rischio di iperglicemia e diabete (vedi anche nostro precedente ”

Rischio consistente di diabete con i nuovi antipsicotici

atipici“).

Antipsicotico Zyprexa, Eli Lilly risarcirà 62 milioni di

dollari a 33 Stati Usa

Patteggiata la

chiusura delle inchieste di Illinois e Oregon per promozione illegale del

farmaco

La casa farmaceutica Eli Lilly ha patteggiato il pagamento

di 62 milioni di dollari a 33 Stati Usa, per chiudere un’inchiesta avviata dai

Procuratori generali dell’Illinois e dell’Oregon, in cui era accusata di aver

promosso l’antipsicotico Zyprexa anche per patologie diverse dalla schizofrenia

e dai disturbi bipolari, le sole per le quali ha ricevuto l’autorizzazione dalla

Food and Drug Administration (FDA). Zyprexa veniva promosso, ad esempio, anche

per l’uso pediatrico e per la demenza nei pazienti anziani, nei quali aumenta il

rischio di morte.

Eli Lilly afferma di aver scelto il patteggiamento “per

potersi concentrare sulle proprie attività”, anche se nel corso delle indagini

non sono emerse prove che la casa farmaceutica abbia violato le leggi statali.

Il Procuratore generale dell’Illinois, Lisa Madigan ha invece sottolineato che

“le pratiche commerciali ingannevoli di Eli Lilly sono state illegali e molto

pericolose, per di più praticate nei confronti di medici che operano con

pazienti molto vulnerabili, come bambini e anziani affetti da demenza”.

Si tratta del maggior risarcimento pagato da una casa

farmaceutica in una causa promossa da singoli Stati, superiore ai 58 milioni di

dollari patteggiati da Merck, lo scorso maggio, in una causa relativa

all’antinfiammatorio Vioxx.

Il patteggiamento, annunciato ieri, non chiude le cause

avviate da altri undici Stati, sempre per promozione illegale dello Zyprexa.

Resta aperta anche quella avviata dal governo Federale, in cui si prospetta un

patteggiamento da oltre un milione di dollari, seguito da una denuncia penale

nei confronti di Eli Lilly.

Lo scorso marzo, la casa

farmaceutica aveva patteggiato un risarcimento di 15 milioni di dollari a favore

dell’Alaska, che l’accusava di aver nascosto informazioni sui rischi

dell’antipsicotico, in particolare diabete, obesità e iperglicemia.

La compagnia ha già patteggiato la chiusura di circa 31.000

cause promosse da pazienti che hanno utilizzato lo Zyprexa, pagando 1,2 miliardi

di dollari di risarcimenti.

Proseguono, invece, le cause

promossa da alcune compagnie assicurative, operanti nel campo sanitario, e da

azionisti.

Si stima che, a partire dal 1996, quando fu

autorizzato per la prima volta negli Usa, lo Zyprexa sia stato prescritto a 26

milioni di pazienti nel mondo. Attualmente l’antipsicotico, autorizzato solo per

i pazienti al di sopra dei 18 anni, è commercializzato in oltre 80 paesi ed è il

farmaco più venduto da Eli Lilly, con ricavi, nel 2007, pari a 4,8 miliardi di

dollari.

Un farmaco killer, lo Zyprexa, viene

somministrato in dosi elevate ai minori nella struttura pubblica romana di

neuropsichiatria infantile di via sabella.

Ancora “relazioni pericolose” tra sanità

e multinazionali farmaceutiche: nuovo psicofarmaco per bambini in arrivo in

Italia,

l’onorevole Pier Paolo Zaccai presidente del MOVIMENTO ITALIA

GARANTISTA sta presentando un interrogazione urgente

in Parlamento dopo la denuncia fatta dal prof. Giulio

Bigotti il QUALE DENUNCIA l’uso-abuso del farmaco il prof. Giulio Bigotti, medico chirurgo specialista in anatomia

patologica ed oncologia nonché docente di anatomia ed istologia patologica

all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove attualmente presta la sua opera

professionale, ai margini di una storia incredibile nella quale è rimasta

vittima la figlia M.T. , ricoverata in un ospedale psichiatrico per un supposto

tentativo di suicidio.  Sulla vicenda c’è anche in corso un’inchiesta della

Magistratura, il fascicolo è in mano al Sostituto Procuratore dr. Francesco Scavo, mentre la denuncia penale del prof.

Giulio Bigotti è seguita in sede penale

dall’avv. Domenico Stamato.

il prof. Giulio Bigotti FA QUESTA DENUNCIA DOPO ESSERSI ACCERTATO

DELL’ACCADUTO QUANDO HA RISCONTRATO CAMBIAMENTI NELLA PERSONALITA’ E

NELL’ASPETTO DELLA PROPRIA FIGLIA LA QUALE ha sviluppato

difficoltà nell’addormentarsi la sera. In un paio di occasioni non è rincasata

la sera, rientrando solo al mattino successivo e riferendo di aver fatto tardi a

feste organizzate dai suoi compagni di scuola. Mia moglie, essendo molto

apprensiva e confidando negli assistenti sociali, ha riferito di queste supposte

difficoltà che mia figlia andava incontrando per le vicende famigliari. Nel

marzo dell’anno scorso mia moglie portava M. T., a causa delle difficoltà

nell’addormentarsi, da uno psichiatra del policlinico “Gemelli” che, dopo averla

visitata varie volte, le prescriveva delle benzodiazepine per favorirla nel

prendere sonno la sera. La terapia farmacologica prescritta indicava solo una

modica ansia reattiva alla vicenda di separazione dei genitori. La ragazza

superava questa lieve insonnia con successo e terminava l’anno scolastico con

ottime votazioni ottenute presso la scuola britannica St. George British

International School di Roma“. “Nel settembre scorso la

ragazza (che vive con il padre) andava a cena dalla

madre, ravvisando a suo giudizio ansia in M. T., la stessa le somministrava

alcune gocce di Minias rimaste sul fondo della boccetta. La madre quindi, in

preda all’ansia per la figlia, la portava successivamente al Pronto Soccorso del

S. Camillo riferendo ai sanitari che M.T. aveva dovuto assumere benzodiazepine a

causa di problemi relazionali dei genitori. Interpellava, quindi, gli assistenti

sociali per un conforto, i quali ponevano invece diagnosi di tentato suicidio

richiedendo il ricovero in ospedale psichiatrico, facendo internare la

ragazza“.

Il prof. Giulio Bigotti va a trovare la

figlia: “…….Giunto all’ospedale psichiatrico di via dei

Sabelli, incontravo M. T. la quale sosteneva di essere assolutamente contraria

al ricovero e che, con la forza l’avevano trascinata e rinchiusa, rubandole

perfino la collanina d’oro bianco che le avevo regalato, dichiaravo al medico

curante di voler portare via M. T.. Il medico, per tutta risposta, chiamava il

Tribunale per i Minorenni dichiarando che Maria Teresa aveva tentato il suicidio

ed ottenendo una ordinanza del Tribunale dei Minori secondo la quale, avendo la

minore tentato il suicidio, mi veniva tolta ogni autorità su mia figlia….Tutto

questo in piena sintonia con il medico dell’Istituto psichiatrico che

acriticamente aveva recepito la realtà distorta prospettata dagli assistenti

sociali, senza neanche avere verificato il reale svolgimento dei fatti“.

Un tentato suicidio che le assistenti sociali avrebbero

certificato per giustificare il loro operato e che, nella realtà, poteva essere

solo ipotizzato e secondo il padre, illustre medico, assolutamente inesistente,

in una relazione, dei servizi sociali, specificatamente, si legge: “Nello specifico la minore attualmente è ricoverata presso il

Reparto di Neuropsichiatria Infantile a seguito di un tentativo di suicidio

avvenuto in data 4 settembre 2011 con l’assunzione di elevati quantitativi di

sostanze psicotrope“.

Per entrare

in maggiore dettaglio nella vicenda – specifica il prof. Bigotti – in qualità di specialista nella farmacologia, posso dimostrare

che il tentato suicidio della ragazza è un’invenzione dei servizi sociali che,

senza nessuna competenza in merito, ci hanno rovinato la vita.

Le benzodiazepine,

infatti, non sono farmaci che possono causare la morte, che rimane comunque un

evento eccezionale, anche se assunte in dosi elevate. Quando ci si vuole

suicidare, si associano al farmaco ingenti quantità di alcool, cosa

assolutamente non avvenuta nel caso in esame. In secondo luogo, le

benzodiazepine sono state assunte in dosi minime, di fronte alla madre che

gliele ha fornite e che non l’ha fermata mentre le stava assumendo. Questo dato

di fatto è stato riferito ripetutamente a tutti i medici, agli assistenti

sociali ed al Consulente Tecnico d’Ufficio. L’assunzione di una quantità minima

di una sostanza praticamente innocua, è dimostrata dalla cartella clinica del

Pronto Soccorso dell’ospedale. Infatti la ragazza così veniva definita

all’ingresso al P.S.: “Buone condizioni generali. Orientata nel tempo e nello

spazio” ed ancora: “vigile e collaborante eupnoica (vuol dire che respira

ottimamente, NdR) “. Nel foglietto illustrativo del Minias, inoltre, lo psicofarmaco assunto dalla ragazza,

chiaramente si afferma: “Il sovradosaggio di benzodiazepine

si manifesta solitamente con vario grado di depressione del sistema nervoso

centrale che varia dall’obnubilamento al coma. Nei casi lievi, i sintomi

includono obnubilamento, confusione mentale e letargia. Nei casi più gravi, i

sintomi possono includere atassia, ipotonia, ipotensione, depressione

respiratoria, raramente coma e, molto raramente, morte”. Ogni commento appare,

dunque, superfluo a parte l’ovvia considerazione che la quantità di

benzodiazepine, assunta da M.T.in presenza della madre, era minima dato che

erano inesistenti i sintomi da sovradosaggio all’ingresso in P.S. In sostanza,

nessuno si è mai preso la briga di ascoltare e dare credito alla versione dei

fatti di una ragazza di quasi 17 anni senza deficit intellettivi o psicologici,

perché questo avrebbe voluto dire screditare gli assistenti sociali. La ragazza

è rimasta sequestrata in manicomio a causa dell’ordinanza del Tribunale dei

Minori emessa sulla base delle conclusioni diagnostiche degli assistenti sociali

non supportate dal minimo dato di fatto. A nulla sono valse le proteste della

ragazza che ha anche provato lo scorso 14 ottobre a chiamare i Carabinieri per

spiegare di essere stata rinchiusa in manicomio senza motivo. Il responsabile,

dell’ospedale psichiatrico, ha addirittura impedito a M. T., quando quest’ultima

aveva chiesto ed ottenuto di essere sentita dal Giudice per spiegare l’intera

vicenda, di andare in Tribunale sostenendo che ciò sarebbe stato di nocumento

alla mancata suicida. A tutt’ora a M. T., ragazza di quasi 17 anni vivace,

intelligente e capace di intendere e di volere, non è stato mai permesso, con

una scusa od un’altra, di essere sentita dai Giudici da cui lei stessa ha

chiesto di poter andare.

Attualmente

mia figlia è con me dopo essere scappata dalla Comunità Psichiatrica ove era

stata rinchiusa per ordine del Tribunale per i minorenni a tempo indeterminato.

Durante questi soggiorni forzati è stata ferita al braccio con un righello

sporco del sangue di un ragazzo tossicodipendente con problemi psichiatrici il

quale voleva inciderle sul braccio il suo nome dopo essersi ferito. Ho fatto

presente più volte il gravissimo rischio che la ragazza corre di contrarre una

malattia mortale ma nessuno mi ha mai ascoltato ed anzi in cartella clinica il

fatto è stato totalmente omesso. Successivamente mia figlia è stata aggredita da

un ragazzo internato per avere accoltellato la madre e che in concomitanza aveva

rotto tutti i vetri della comunità lasciando gli ospiti al freddo. Non riuscendo

a picchiarla per l’intervento di un operatore lo stesso ragazzo, che poco prima

aveva sferrato un pugno sul naso di un’altra ospite facendolo sanguinare,

prendeva mia figlia a sputi in faccia e sul resto del corpo. Maria Teresa aveva

smesso di andare a scuola ed oramai stentava ad alzarsi anche dal letto della

Comunità Psichiatrica ove era rinchiusa, quando, raccogliendo le ultime energie

che le erano rimaste, è riuscita a fuggire invocando il mio aiuto. Ora sta bene,

è felice, ha ripreso ad andare a scuola ed a socializzare con i suoi nuovi

compagni di classe dato che l’anno scolastico presso il St. George British

International School è oramai irrimediabilmente perso. Rispetto a prima si può

dire che è rinata, ovviamente resta l’incubo che il Tribunale emetta un nuovo

ordine di internamento cosa che è puntualmente avvenuta nei giorni passati…

Il Consulente Tecnico d’Ufficio che

aveva inizialmente definito mia figlia completamente sana di mente, dopo che gli

avevo chiesto spiegazioni sulle ragioni circa il perché gli fosse stato

somministrato lo Zyprexa (farmaco assunto contro la schizofrenia considerato

“killer” in America ove è stato al centro di un gravissimo scandalo per i suoi

noti effetti nocivi) a dosi da cavallo, cambiava dopo appena un mese la sua

diagnosi asserendo che la ragazza aveva allucinazioni e sentiva voci come

nella…. schizofrenia. Ho fatto visitare M. T. da tre diversi psichiatri i quali

mi hanno detto che mia figlia sta benissimo, tornata a casa ha riallacciato i

contatti sociali, frequenta la scuola, è tornata in palestra, è dimagrita dal

sovrappeso causato dall’assunzione obbligata del potente psicofarmaco e

nonostante abbia perso 4 mesi per l’internamento in manicomio, ha attualmente

una media ottima. Ora che finalmente ha ripreso in mano la sua vita, il Giudice

la vuole nuovamente rinchiudere in manicomio sulla base di una CTU effettuata

quando M. T. era ancora in comunità e vogliono proibirmi di vederla . Penso che

quanto sia accaduto al sottoscritto sia di interesse pubblico perché vi sono

oltre 37.000 famiglie italiane che risentono degli effetti dell’operato degli

assistenti sociali nonché CTU e quello che mi è capitato, in seguito ad una

normale separazione coniugale, potrebbe capitare a qualsiasi famiglia

italiana….

L’on.le Pier Paolo

Zaccai, presidente del Movimento “Italia Garantista” denunciando questa

incredibile storia e sorvolando, ovviamente su eventuali aspetti processuali di

esclusivo interesse per la magistratura, afferma: ” In

questi casi la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo istituzionale e

chiedere la verifica dei livelli di prestazione sanitaria erogati dalle

strutture psichiatriche dedicate ai minori nella regione Lazio ed in tutto il

territorio nazionale dal Servizio Sanitario Nazionale e di verificare, inoltre,

le effettive modalità di somministrazione di psicofarmaci a carico di minori, e,

in particolare, l’entità dell’uso (in percentuale) sui pazienti ricoverati e la

quantità media, su di essi somministrata, del temibile Zyprexa. Inoltre, si deve procedere alla verifica

del rispetto da parte dei sanitari di una corretta informazione (consenso

informato) ai genitori sul tipo di farmaco somministrato ai propri figli e,

soprattutto, sullo Zyprexa e se sia effettivamente possibile, in tempi

ristrettissimi, il cambiamento delle condizioni psicofisiche di un paziente da

sano a “psicotico” come appare sia accaduto nel caso in esame. Preannuncio, sin

d’ora, una interrogazione parlamentare al Ministro della Sanità e della

Giustizia in quanto ritengo che il problema rivesta interesse nazionale; inoltre

chiederò idonee risposte al Presidente della Regione Lazio Renata Polverini sul

funzionamento degli Ospedali laziali di neuropsichiatria infantile e sull’uso

che in essi si fa del temibile psicofarmaco zyprexa oltreché dei costi sostenuti

dal SSN per la sua somministrazione. Assai grave sarebbe scoprire, ad esempio,

il ricorso ad un uso improprio di denaro pubblico per l’acquisto di un farmaco

in un momento di rigore economico, dal costo di € 150,00 circa a confezione,

definito “killer”sul New York Times per somministrarlo a

dei minori“.

LA Redazione del Dipartimento Sicurezza

Italia  Garantista.

il Presidente del Dipartimento Sicurezza

Domenico Marigliano

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Ottime notizie dall’estero per il mondo Senior!

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Posted on : 08-03-2012 | By : seoareasenior | In : Medicina, Salute e Benessere, Servizi
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Se in generale negli ultimi tempi siamo abituati a ricevere dall’Europa notizie poco rassicuranti, nel particolare è possibile ancora scorgere alcune realtà molto positive che ci fanno ben sperare che un mondo migliore sia possibile.

Areasenior vuole dunque cogliere l’occasione per dare una ventata di positività riportando certe buone notizie che provengono dai paesi a noi vicini, le quali dovrebbero essere prese ad esempio dal resto del mondo ed, ovviamente, anche dall’Italia.

La Svizzera sta progettando un villaggio che verrà costruito interamente per le persone affette dal morbo di Alzheimer. In Olanda un progetto simile è già stato attivato e ha visto la realizzazione di una struttura straordinaria per qualità, innovazione, modernità ed approccio terapeutico.
Si tratta di un vero e proprio piccolo villaggio che nulla ha a che fare con l’ospedale così come comunemente viene inteso: questa grande casa per anziani è infatti una vera e propria maxi messa in scena dove tutto il personale medico e ausiliario, come ad esempio operatori sanitari e colf badanti, gira travestito per non farsi capire dai pazienti, le stanze sono allestite in modo tale da sembrare dei negozi e le strade sono in stile anni ’50 per tenere viva la memoria, così da permettere ai Senior malati di ritrovare un proprio senso nel presente.
Insomma, più che una casa di cura, un teatro in cui l’illusione riesce ad essere più vera del reale ed i risultati sul miglioramento dei pazienti sembrano confermarlo.
Servono 20 milioni di euro per realizzare un progetto del genere, una spesa che uno Stato dovrebbe poter garantire, perché quello della demenza senile è un tema che ha un’importanza sociale e culturale fondamentale per la collettività.