“Gesù le disse: «Donna, credimi; è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito, e quelli che lo adorano bisogna che lo adorino in spirito e verità». Giovanni 4:21-24
Così Gesù parlando alla samaritana, rivelò l’imminente superamento dei capisaldi liturgici sia dei Giudei ( che adoravano Dio nel tempio di Gerusalemme), sia dei Samaritani ( che riconoscevano solo una parte del Vecchio Testamento e adoravano in un tempio sulla montagna di Garizim).
“Dio è spirito, e quelli che Lo adorano devono adorarLo in spirito e verità”. Adorare significa “rendere a Dio il massimo grado di culto” e culto significa “tributo di onore a Dio . . . insieme di riti di una religione . . . regola delle relazioni dell’uomo con Dio”. Dio “non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo ( Atti 17:24, 7:48); il Suo spirito, per mezzo della Parola, abita nei cristiani ( Atti 2:38, I Corinzi 6:19), i cui cuori sono il vero “tempio” di Dio (I Corinzi 3:9-16, I Pietro 2:5). Per questo, la prima forma di culto è la nostra stessa vita: continuo sacrificio , trasformazione verso il bene del nostro essere, giorno dopo giorno, con abnegazione e fedeltà ( Matteo 10:39, Romani 12:1-2).
Questo culto spirituale personale è strettamente legato a quello inteso come “riunione di culto”, perché una “cerimonia” priva di coerenza, sforzo, lotta quotidiana con se stessi , sarebbe un culto vano, che condanna chi lo fa ( Marco 7:7, Matteo 21:23, Proverbi 28:9). Ecco dunque un primo significato dell’espressione “in spirito”. Il corpo che si riunisce per adorare Dio ha senso solo se i singoli membri hanno in sé un sincero amore per Dio e per il prossimo, sapendo che il Signore vuole abitare nei cuori, non fra quattro mura e che ogni apparato esteriore in più servirebbe solo a coprire il vuoto, o il marcio, che c’è in noi. “In spirito”, ossia per coloro che non vogliono sentirsi dire: “Perché Mi chiamate : Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?”. (Due esempi pratici : Matteo 5:23, I Pietro 3:7).
Un culto “in spirito e verità” dunque, non più un luogo specifico ed irrinunciabile in cui rendere il culto a Dio; ciò di cui vogliamo parlare più specificatamente sono le assemblee della chiesa dedicate all’adorazione comune di Dio. Fin dall’inizio, i discepoli si ritrovavano con questo fine (es. Atti 2:42); nelle riunioni di culto potevano anche essere prese importanti decisioni (Atti 13:2). La chiesa può radunarsi quando e quanto vuole: non abbiamo specifiche disposizioni in proposito, anzi, più una congregazione si raduna e meglio è per la crescita comune. Ma c’è un giorno della settimana che fin dall’inizio ha assunto un particolare significato per i cristiani. In Atti 20:6-7 leggiamo che “il primo giorno della settimana” si incentrava su una riunione della chiesa – l’unica, diciamo così, necessariamente fissa – il cui punto focale era lo “spezzare il pane”: se questa espressione è usata in un contesto di culto, nel Nuovo Testamento, sta ad indicare la “cena del Signore”, come viene detta in I Corinzi 11:20, ossia il ricordo del sacrificio di Cristo (Luca 22:14-20). Che cosa facevano i primi cristiani quando, riuniti, celebravano il culto? Senz’altro, abbiamo visto, prendevano del pane e del vino; nell’assemblea vie erano poi insegnamento, preghiera, esortazione; la Bibbia incita i cristiani anche a cantare (il che è un altro efficace modo per edificarsi); e sappiamo che nel primo giorno della settimana, in occasione delle riunioni, si raccoglievano collette (I Corinzi 16:2).
Parliamo a questo punto dell’altra espressione: “in verità”.Se la chiesa vuole rendere a Dio un culto vero ed efficace – che non segua le tradizioni e le filosofie umane (Marco 7:8, Colossesi 2:18,23) bensì la volontà di Colui che va amato e rispettato al di sopra di tutto (Matteo 22:37, I Giovanni 5:3)- deve trovare nel Nuovo Testamento le indicazioni necessarie affinché il proprio omaggio giunga al cospetto del Signore. Non dimentichiamoci, tanto per prendere esempio e ammonimento dal Vecchio Testamento (Romani 15:4), che Dio non gradì l’offerta cultuale di Caino perché era fatta senza il giusto spirito (Genesi 4:3-5), e punì severamente Nadab e Abiu perché aggiunsero di propria iniziativa, nel culto, un elemento che Dio non aveva loro ordinato (Levitico 10:1-2) . Anche qui vale dunque il principio: “Tutto si compia nel Nome del Signore Gesù” (Colossesi 3:17). Precisiamo che la Parola di Dio non ci dà una “liturgia” precisa, nel senso che non dice – ad esempio- quanto un’assemblea debba durare, in che ordine e quantità debbano essere svolte le varie parti di essa, a quale ora esatta del giorno ci si debba riunire, etc. Abbiamo però dei dati certi: le pratiche che caratterizzano la riunione di culto. Abbiamo anche alcune forme e contenuti certi (ad. Es. :il pane ed il vino per la “cena”; il primo giorno della settimana; il canto fatto “col cuore”; la preghiera ed i discorsi svolti in modo ordinato ed intellegibile; il divieto per le donne presenti di parlare ed insegnare. Etc.). Per il resto sarà la chiesa a decidere se dedicare più spazio alla preghiera o al canto, ai discorsi riguardanti la cena piuttosto che ad altri argomenti, o se la riunione debba durare mezz’ora , un’ora o più. Sarà la sensibilità dei cristiani, nello sforzo che ogni cosa sia fatta per l’edificazione comune, a decidere a seconda delle circostanze e delle esigenze concrete.Fondamentale è racchiudere questa libertà nel perimetro che Dio ha espressamente assegnato.
Tornando per un momento al luogo di riunione, è ovvio che la chiesa ha bisogno di uno spazio fisico; nel Nuovo Testamento vediamo delle comunità radunarsi in case private di cristiani (Romani 16:5, Colossesi 4:15) ed in posti aperti anche al pubblico (I Corinzi 14:23, Giacomo 2:2). Una sala è sì importante da un punto di vista logistico (sarebbe certo sconveniente, o per lo meno scomodo, radunarsi in strada o in un campo), ma non lo è assolutamente da un punto di vista “sacro” (ossia non è “sacra” di per sé stessa): è solo uno strumento , così come sono tali, ad esempio, delle eventuali sedie ( ciò non toglie , ovviamente , il rispetto e la destinazione del locale di riunione ai soli fini del culto e della predicazione – Cfr. I Corinzi 11:22). Il Nuovo Testamento non conosce “arte sacra”, “luoghi sacri” e via dicendo: il cristiano non deve avere altro supporto che l’amore di Dio, per la Sua Parola; tutto il resto non è altro che vuoto tradizionalismo e pericolo di suggestione.
Non disertiamo, dunque, le nostre riunioni (Ebrei 10:25), se abbiamo capito quanto è importante rendere a Dio un culto per mezzo del Suo spirito ( Filippesi 3:3).
“Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante.” (Ebrei 12:28-29)
“La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”
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